21 giugno, solstizio d’estate e festa del fuoco. Storie, leggende e tradizioni del giorno più lungo dell’anno

Giu 16th, 2014 | Category: Attualità

Intorno al 21 giugno il Sole celebra il suo “trionfo” con il giorno più lungo dell’anno, ma allo  stesso tempo rappresenta l’inizio del suo declino. Fin dall’antichità il cambio di direzione che il Sole compie tra il 21 e il 22 giugno, riprendendo la sua corsa sull’orizzonte, è stato salutato come l’inizio di un nuovo periodo di vita. Questo giorno, detto solstizio estivo, è ancora oggi ricordato e atteso  in quanto primo giorno d’estate.

Il Sole, per l’uomo principale fonte di vita, muta il suo cammino sull’orizzonte e sembra fermarsi (“Solis statio”: fermata, arresto del Sole) per alcuni giorni in un punto preciso, sorgendo e tramontando sempre nella stessa posizione, finché, il 24 giugno le giornate iniziano lentamente ma inesorabilmente ad accorciarsi fino al solstizio d’inverno, la notte più lunga dell’anno.

Il Sole e il suo simbolo, il fuoco, sono stati al centro di tutte le religioni delle antiche civiltà e sono stati sempre rappresentati come divinità positive, contrapposte a quelle tenebrose e malvagie. Non c’è da stupirsi, quindi, se in ogni tempo e luogo il giorno del Solstizio viene celebrato con feste, falò, rituali magici e religiosi.

In Gran Bretagna, a Stonehenge, sopravvivono, per esempio, gli imponenti ruderi di un tempio druidico: due cerchi concentrici di monoliti che raggiungono le 50 tonnellate. L’asse del monumento è orientato astronomicamente con un viale di accesso al cui centro si erge un macigno detto “pietra del calcagno” (Heel Stone) e durante il solstizio d’estate il Sole si leva al di sopra della Heel Stone.

Sin dai tempi più remoti il cambio di direzione che il sole compie, tra il 21 e il 22 giugno, è  stato visto come un momento particolare e tutti i riti e le pratiche erano basate sulla semplice osservazione dei corpi celesti, fenomeni visibili in tutte le zone del mondo e da tutte le culture.

In età precristiana, infatti, questo giorno era considerato sacro al pari di un capo d’anno e da qui l’usanza di trarre dei presagi. Il Sole, simbolo del fuoco divino, entrava nella costellazione del Cancro, simbolo delle acque e dominato dalla Luna, dando origine all’unione delle due opposte polarità che si incontravano. Il Sole era considerato la parte maschile e la Luna quella femminile.

Nell’antica Grecia, invece, i due solstizi erano chiamati “porte”: “Porta degli uomini” l’estivo e “porta degli dei” l’invernale; attraverso la prima si entrava nel mondo materiale della creazione, mentre attraverso la seconda si entrava nel regno divino e soprannaturale.

Nei paesi anglosassoni questo tempo viene chiamato Midsummer, mezza estate, e Shakespeare nel suo “Sogno di una notte di mezza estate” ne ha raffigurato l’aspetto magico facendo fondere sogno e realtà. Quest’atmosfera, di tempo fuori dal tempo, rende il Solstizio un momento propizio per le predizioni e le pratiche divinatorie, sia nel folklore popolare, sia nelle tradizioni cerimoniali.

La religione cattolica divenne ben presto conscia dell’importanza di questo periodo e dei festeggiamenti ad esso associati, così ai riti pagani sostituì le proprie celebrazioni e il solstizio d’estate divenne la festa di San Giovanni Battista (24 giugno), che sarebbe nato esattamente sei mesi prima di Cristo.
Il “sole che rotola via” è associato, in un certo senso, alla testa del Santo decapitato, che nella memoria religiosa si sovrappone al sole che cambia direzione e, proprio per l’antica credenza che il Sole (fuoco) si sposa con la Luna (acqua), gli attributi principali di San Giovanni sono il fuoco e l’acqua con cui battezzava.

Nel corso del tempo c’è stato un mischiarsi di tradizioni antiche, pagane e ritualità cristiana, che dettero origine a credenze e riti in uso, a volte, ancora oggi e ritrovabili principalmente nelle aree rurali.
Nella notte tra il 23 e il 24 giugno si usa bruciare le vecchie erbe nei falò e andare alla raccolta delle nuove, oltre che mettere in atto diversi tipi di pratiche per conoscere il futuro perché, come dice il detto, “San Giovanni non vuole inganni”. I contadini, un tempo, si posizionavano principalmente su dossi o in cima alle colline e accendevano grandi fuochi in onore del Sole per propiziarsene la benevolenza e rallentarne idealmente la discesa; spesso con le fiamme di questi falò venivano incendiate delle ruote di fascine, che venivano fatte precipitare lungo i pendii, accompagnate da grida e canti.

I fuochi avevano però anche funzione purificatrice e per questo vi si gettavano dentro cose vecchie o marce, perché il fumo che ne scaturiva tenesse lontani spiriti maligni e streghe. Si riteneva che in questa notte le streghe si riunissero e scorrazzassero per le campagne alla ricerca di erbe poiché, le erbe raccolte in questa notte, secondo le varie tradizioni, hanno un potere particolare: sono in grado di scacciare ogni malattia e tutte le loro caratteristiche e proprietà sono esaltate e alla massima potenza.

Le  più note da raccogliere sono: l’iperico, detto anche erba di San Giovanni; l’artemisia, chiamata anche assenzio volgare e dedicata a Diana-Artemide; la verbena, protettiva anch’essa e il ribes rosso, che proteggeva dai malefici. Mazzetti di erbe collocati sotto il cuscino, si dice, favoriscano i sogni divinatori: le erbe giocano un ruolo di primo piano nelle tradizioni solstiziali e di San Giovanni.

 

Forse dietro le storie dei raduni di incantatrici e di fattucchiere nella notte di mezza estate, si cela anche il ricordo dei riti solstiziali celtico-germanici intorno ad un albero o il ricordo delle feste licenziose nell’antica Roma in onore della dea Fortuna, dea della casualità assoluta e del caos benefico.

Questa festa si teneva proprio il 24 giugno e
tutta la popolazione, ricchi e poveri, liberi e schiavi, accorreva ai templi, banchettava e danzava.
Infine, a Pamplona, in Spagna, si usa raccogliere erbe aromatiche da bruciare negli incroci per scongiurare le tempeste ed i fulmini; i Berberi, che vivono in  Nord Africa, accendono  fuochi dal fumo denso per propiziare il raccolto dei campi e per guarire (con il fumo) chi vi passi in mezzo;  in tutta Europa si traevano (e forse ancora si traggono) presagi ad opera delle ragazze nubili, per sapere di un prossimo matrimonio ed eventualmente acquisire anche indizi sull’identità del futuro sposo.

Tutte usanze logiche se si pensa che la natura, durante questo periodo, è al massimo del suo rigoglio e da sempre, per gli esseri umani, favorisce tutto ciò che riguarda la fertilità e l’amore.

 

Laura Olimpia Sani