67° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Venezia 2010 tra Vincitori e Vinti

Set 20th, 2010 | Category: Spettacolo

Si è conclusa sabato 11 settembre con la cerimonia di premiazione, presieduta dalla madrina dell’evento Isabella Ragonese, la 67° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, edizione particolare, che ha regalato più sorprese e consensi nelle pellicole fuori concorso che in quelle in gara.

Leone D’oro per il miglior film a Somewhere di Sofia Coppola. Questa volta Venezia è stata generosa con la regista italo-americana che nel 2003 si presentò con la sua opera seconda, “Lost in Translation”, che non finì nemmeno nel concorso principale, ma in quello dedicato alle opere sperimentali. Rivincita questa che ha fatto subito discutere: la giuria unanime, composta da Guillermo Arriaga, Ingeborga Dapkunaite, Arnaud Desplechin, Danny Elfman, Luca Guadagnino e Gabriele Salvatores, era infatti presieduta dal suo ex-fidanzato, il regista e sceneggiatore Quentin Tarantino. Il Leone d’Argento per la migliore regia è andato a Álex De La Iglesia per il grottesco Balada Triste De Trompeta, produzione franco-spagnola che si aggiudica anche l’Osella per la sceneggiatura. Ottiene invece il Premio speciale della Giuria il kafkiano Essential Killing di Jerzy Skolimowski, il cui protagonista Vincent Gallo, vincitore della Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, non ritira il premio e si da alla macchia come pare sia oggi di moda a Hollywood tra gli artisti dediti al tormento. Di tutt’altro tenore la Coppa Volpi femminile andata all’angelica Ariane Labed per il greco Attenberg di Athina Rachel Tsangari, mentre il premio Mastroianni alla miglior promessa è andato a Mila Kunis, per il ruolo di Lilly nell’ipnotico Black Swan di Darren Aronofsky. Leone d’oro per l’insieme dell’opera, premio inventato lì per lì, a Monte Hellman per Road to Nowhere, e Premio Osella alla Fotografia a Mikhail Krichman per Ovsyanki (Silent Souls) del russo Aleksei Fedorchenko. Il Leone del futuro ovvero il premio all’opera prima Luigi de Laurentiis, insieme a un assegno di centomila euro, è stato assegnato da Dante Ferretti a Cogunluk (Majority) di Seren Yüce. La giuria di Controcampo italiano, presieduta da Valerio Mastandrea e composta anche da Susanna Nicchiarelli e Dario Edoardo Viganò, ha premiato 20 sigarette, la pellicola di Aureliano Amadei con Vinicio Marchioni, Carolina Crescentini e Giorgio Colangeli, unica soddisfazione per il cinema nostrano.

Vincitori della sezione Orizzonti invece Verano De Goliat di Nicolás Pereda (lungometraggio), The Forgotten Space di Nöel Burch e Allan Sekula (premio speciale al lungometraggio), Coming Attractions di Peter Tscherkassky (cortometraggio), Tse (Out) di Roee Rosen (mediometraggio), Jean Gentil di Laura Amelia Guzmán (menzione speciale).

Su proposta del Direttore della Mostra Marco Müller, è stato infine attribuito il Leone d’oro alla carriera al regista e produttore asiatico – hollywoodiano John Woo, uno tra i maggiori innovatori del linguaggio cinematografico contemporaneo, cineasta rivoluzionario che è riuscito a far coincidere il mondo orientale con quello occidentale.

L’Italia con i suoi quattro film in concorso (La passione di Carlo Mazzacurati – La pecora nera di Ascanio Celestini – La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo –  Noi credevamo di Mario Martone)  rimane quindi a bocca asciutta. Delusione tremenda anche se prevedibile per il cinema italiano, quasi completamente ignorato sia dai giurati che dai giornalisti stranieri. Sulla bandiera tricolore ammainata, ha spadroneggiato l’America pulp di Tarantino e come spesso accade quando il nostro cinema odierno si confronta con quello degli altri paesi, ne emergono i limiti che tarpano le ali a queste pellicole che aspirano alla grandezza e che invece rimangono affossate nei meandri della mediocrità. Probabilmente se in concorso ci fosse stato il politically incorrect Vallenzasca di Michele Placido, presentato alla Biennale, i giochi sarebbero stati differenti, e dato l’enorme successo tra il pubblico del lido ci sarebbe stata la forte possibilità di un riconoscimento a Kim Rossi Stuart come migliore attore. Ma queste sono solo congetture, e per gli esclusi e gli scontenti Quentin Tarantino ha una risposta per tutti: FUCK YOU!