70 anni dopo la fine della guerra ecco le nefandezze commesse dai russi

Mag 12th, 2015 | Category: Esteri, Primo Piano

A distanza di 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale emergono sempre di più i vergognosi crimini di cui si sono macchiati i sovietici dopo la resa della Germania.

In quei giorni tantissime donne, bambine e anziane vennero violentate dai soldati dell’esercito sovietico. I numeri sono difficili da verificare con certezza, ma si parla centomila nella sola Berlino e due milioni in tutto. È una storia che si legge raramente nei libri di storia e che anche in Germania ha cominciato a emergere soltanto negli ultimi anni.

I tedeschi ebbero il primo assaggio di cosa sarebbe accaduto alla Germania dopo il crollo del regime nazista nell’ottobre del 1944, quando un piccolo reparto di soldati russi riuscì a oltrepassare il confine tedesco e a occupare per alcune ore il villaggio di Nemmersdorf, nella Prussia Orientale. Quando i tedeschi rioccuparono il villaggio trovarono i corpi di 74 persone tra donne, anziani e bambini. Le donne, tra gli 8 e gli 84 anni, erano state tutte stuprate e torturate. Alcuni corpi furono trovati inchiodati alla porta di un fienile. I nazisti scattarono delle foto del massacro e le diffusero in tutta la Germania. Abituati alle esagerazioni della propaganda, molti si rifiutarono di credere a quello che era accaduto, ma lo avrebbero sperimentato in prima persona di lì a poco.

Secondo un altro storico, Antony Beevor, che ha potuto consultare gli archivi aperti dopo la caduta dell’Unione Sovietica, nelle regioni orientali della Germania furono violentate 1,4 milioni di donne tedesche. Altre stime portano il totale fino a due milioni. I soldati russi non risparmiarono bambine e anziane e nemmeno le prigioniere di guerra russe trovate nei campi di lavoro, colpevoli di essersi fatte catturare vive dai nazisti: Beevor lo ha definito «il più sistematico stupro di massa della storia».

Come ha scritto Alexandr Solzhenitsyn, autore diArcipelago Gulag e ufficiale di artiglieria durante la campagna di Prussia, «tutti sapevano molto bene che potevano stuprare le ragazze tedesche e poi sparargli».

In tutto almeno centomila donne furono stuprate nella sola Berlino. Abbiamo un’idea abbastanza precisa dei numeri grazie ai registri degli aborti. All’epoca abortire era un reato in Germania, ma nell’estate del 1945 le autorità sanitarie decisero di fare un’eccezione per le donne vittime di violenza sessuale. Ash ha visitato uno degli archivi in cui sono contenuti questi registri. Oggi è ospitato in un’ex fabbrica di munizioni nel distretto di Neukölln, uno dei 24 che compongono Berlino. All’interno di faldoni blu, racconta Ash, sono contenuti dei fragilissimi fogli di carta gialla. In uno di questi, una ragazza appena maggiorenne, descrive con una scrittura infantile come venne violentata da un gruppo di soldati russi nel soggiorno della sua casa, davanti agli occhi dei suoi genitori. Soltanto a Neukölln ci sono altri mille di questi fogli.

Pochi mesi fa il parlamento di Putin ha approvato una legge che punisce con una multa e con il carcere fino a cinque anni chiunque denigri il comportamento dell’esercito russo nel corso della Seconda guerra mondiale: a distanza di 70 anni sono rimasti gli stessi e questo dovrebbe essere sufficiente per far capire a tutti che soltanto stando al fianco degli Stati Uniti d’America è possibile conservare la libertà e non correre il rischio di subire la stessa sorte.

 

Laura Olimpia Sani