A Palazzo Venezia cento capolavori del National Art Museum of China

Lug 25th, 2011 | Category: Cultura

Dal 23 giugno al 15 settembre Palazzo Venezia ospita una mostra, “Oltre la tradizione. I maestri della pittura moderna cinese”. Le opere provengono dal National Art Museum of China (l’unico museo d’arte moderna a livello nazionale della Cina) che presenta per la prima volta in Italia parte della sua collezione. Cento capolavori di sei artisti, simbolo del passaggio dalla tradizione alla modernità. L’esposizione, curata da Fan Di’ an, direttore del Museo Namoc, in collaborazione con numerosi colleghi del comitato lavorativo mostra, è promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma. L’evento rientra nel programma dell’anno della cultura cinese in Italia e consolida, come ha evidenziato Fan Di’ an, la lunga storia di «scambi culturali tra la Cina e l’Italia, specialmente nel settore delle arti visive».

“Oltre la tradizione” significa “lavorare a partire dalla tradizione”, da ciò che si conosce e che rappresenta le fondamenta della cultura in ogni sua espressione, per arrivare a qualcosa di nuovo, che la oltrepassa senza cancellarla.

Ren Bonian, Jiang Zhaohe, Pan Tianshou, Qi Baishi, Huang Binhong e Li Keran sono i sei pittori del Novecento rappresentanti di un’evoluzione importante, ma anche naturale, che ha cambiato il modo di fare arte.

Ren Bonian (1840-1895) vive in una fase delicata che vede la Cina impegnata ad applicare riforme istituzionali che la rendano una società moderna. L’artista, ispirato da ciò che lo circonda e conducendo una vita attiva a Shangai, «abbina l’atmosfera particolare e chiassosa di uno scalo commerciale alla dinamica vitalità cittadina e inizia, nei circoli pittorici della città, un nuovo stile estetico che riesce ad adattarsi a tutti i gusti». Combina pratiche cinesi e occidentali ed influenza il disegno realistico cinese moderno. Si cimenta brillantemente in ritratti, figure, quadri con fiori e uccelli, e paesaggi. Nel “Ritratto della coppia di Zhao De Chang” (1885) il pittore pone al centro della tela le due figure,  in segno di rispetto. Si tratta infatti dei nonni materni. Il quadro «dà prova di una tecnica espressiva ricca e accurata. Il volto dei due anziani è delineato con tratti sottili ma decisi. Il vestito di cotone verdazzurro è stato dipinto con la tipica tecnica detta “a testa di chiodo e coda di topo”». La trama del tappeto, inoltre, sembra dar vita a nuvole e gru, simbolo di longevità e fortuna. Altre opere di Bonian in esposizione sono il “Ritratto di Wu Zhongying” (1881), “Godere di una vista primaverile sul fiume” (1886), “Viaggiare in autunno”, “Daofo che compone poesie sul dorso dell’asino” (1887), “Arhat con bastone”, “Il ritratto dello studioso Zhong” (1891), ma l’elenco è molto più lungo. Seguono i lavori di Jiang Zhaohe (1904-1986), la cui arte «affronta direttamente l’esistenza umana, appartiene al realismo critico e pone come principio la rappresentazione della vita stessa». Ritrattista con un’inclinazione verso l’estetica del tragico e la cui arte vive due fasi, un prima e un dopo rappresentato dalla data spartiacque, il 1949. La distruzione tragica dei valori dell’esistenza umana prima e l’elogio della bellezza della vita dopo. Alcuni dei quadri esposti sono “Vendere il figlio” (1938), “Dopo il bombardamento” (1939), “Accattonaggio sulla strada” (1938), “Bimbo e pulcini” (1954), “Leggere il giornale per il nonno” (1956), “Neonato” (1957).

Proseguendo il percorso della mostra ci si imbatte in Pan Tianshou (1897-1971), protagonista di un periodo di scontro tra cultura cinese e cultura occidentale. L’artista sostiene la necessità di allontanamento tra pittura cinese e occidentale; solo così è possibile «garantire l’indipendenza dello stile nazionale della pittura tradizionale cinese», senza tralasciare la modernizzazione della stessa, ugualmente fondamentale, attraverso la selezione di elementi della tradizione da inglobare e trasformare. E’ «nella combinazione di diversi tipi di pennellate che si proietta un forte senso di struttura moderna, insieme ad un evidente sensazione di ordine». Il pittore è competente in ogni tipo di dipinti, dai paesaggi, ai fiori, dagli uccelli ai ritratti. Autore di “Fiore di loto rosso” (1961), “Palma” (1954), “Foschia e rugiada” (1958), “Martin pescatore”, “Veduta della Gola di Lingyan” (1955), “Gatto dormiente” (1954), “Schiarita dopo la pioggia” (1959), “Fiore di loto e libellula” (1959), “Il pino e l’aquila” (1948), solo per citarne alcuni.

Cosa contraddistingue Qi Baishi (1864-1957), Huang Binhong (1865-1955) e Li Keran (1907-1989)?  Il primo dei tre è un personaggio leggendario nel panorama pittorico moderno cinese. «Diventa rappresentante e simbolo dell’estetismo dell’epoca. I suoi quadri di fiori e uccelli trattano i temi più svariati e usano tecniche di personificazione, simbolismo e allegorie, dimostrando gusto ed entusiasmo per i dettagli minimi della vita». Stile realistico e stile simbolico si intrecciano in opere secolari, ma sempre vivaci e attuali. Baishi firma quadri come “Ciliegia” (1951), “Ibisco e anatra” (1956), “Fiori e libellula” (1924), “Rane” (1951).

«Servire la patria tramite il sapere è, invece, il fondamento dell’arte» di Huang Binhong. E’ proprio lui a scriverlo sul periodico Annuale di Cultura Tradizionale, di cui è editore. Grazie alla sue conoscenze sulla tradizione e al personale percorso artistico è diventato un modello per ciò che riguarda lo sviluppo e la trasmissione del pensiero tradizionale. Autore di “Profondità di monti e ruscelli” (1946), “Casa sul lago” (1947), “Fiumi e nuvole tra le montagne”, “Dirupo scosceso e cielo blu” (1954), “Valle di pini del Monte Huang” (1952), “Monte Jiuhua” (1954), “Riva meridionale del Fiume Lian” (1953), “Vetta Yuntai”, “Terrazza rocciosa a Tiandu”, “Tempio Taoista Qunxian”, “Qingkeping”, “Pini a Yuanlong”, “Verso sud dalla Vetta Bei”.

Con Li Keran termina questo viaggio nell’universo della pittura moderna cinese. Il suo motto è «immergersi nella tradizione col massimo impegno e distaccarsene col massimo coraggio». Il pittore integra stile classico e stile moderno e realistico e si fa promotore di una tendenza nuova nei dipinti paesaggistici che denota espressività orientale, simbolica e moderna. «Inoltre, favorisce lo sviluppo e la sublimazione della pittura nazionale tradizionale fornendo un distintivo spirito dell’epoca e un’originalità artistica». Impiega il chiaroscuro e un trattamento della luce di marca occidentale. Il suo utilizzo del nero e dello spessore descrive la nobiltà dei paesaggi e l’anima della nazione. Si è giunti ad una riforma completa del contenuto e del linguaggio artistico. Alcune delle opere in esposizione sono “Villaggio sul Fiume Azzurro” (1960), “Giardino dell’Amministratore Umile”, “Mille foglie rosse sui monti arrossano gli alberi fila dopo fila” (1973), “Pioggia primaverile sul Monte Shu” (1957), “Fiori di albicocco sul Fiume Azzurro”, “Villaggio di pescatori dopo la pioggia”.

Micaela De Filippo