Abbecedario per antimodaioli convinti. Terminologia in espansione di una moda che non sempre è stile. Lettera B prima parte

Lug 8th, 2013 | Category: Attualità

B – parte prima
Baby-doll: Apriamo la lettera “B”
del neonato glossario con un termine
che, di questi tempi (signora mia),
potrebbe facilmente prestarsi ad
ambiguità interpretative per chi non
bazzica l’ambiente. Bambina
bambola la traduzione letteraria, e
non stupitevi se non sono delle
diafane face d’angelo contornate da
boccoli neri le immagine richiamate.
Il termine in realtà sta ad indicare un
capo di biancheria intima femminile,
la vestaglietta corta, appena sotto il
sedere, con bretelle a canotta e taglio
molto semplice, scampanato, spesso
con slip coordinati. L’origine è
contesa. Alcuni la rimandano al film
del 1956 “Baby-doll, la bambola
viva”, di Elia Kazak, in cui una
provacante Carrol Baker indossa la
corta sottoveste con tono estremamente
sensuale. L’altra ipotesi è che,
proprio come il nome suggerisce, la
semplicità del baby-doll si rifaccia
agli abitini delle bambole, corti e
svasati. Come spesso accade nella
ruota della moda, da capo di biancheria
intima, il baby-doll è ultimamente
diventato un abito a tutti gli effetti.
Le ultime stagioni ci hanno regalato
numerose immagini di cortissimi
abitini, freschi, graziosi, non aderenti,
portatori sani di finta ingenuità.
Baggy: L’aggettivo va a braccetto
con jeans o pants. Saliti alla ribalta
dalla metà degli anni novanta nel
guardaroba maschile i “baggy pants”
sono quel modello di pantalone
molto largo, pieno di tasche, da
indossare rigorosamente a metà
chiappa lasciando in vista la biancheria
(che nell’indossatore attento non
sarà affidata al caso). Le loro origini
li vogliono senza cinta, ma spesso le
dimensioni eccessivi di modelli non
pensati per calare fino a metà fianco
ne impongono l’uso. Il passo verso
gli armadi femminili non è stato
lungo. Inizialmente erano le ragazze
un po’ maschiacce a indossare quelli
del fidanzato che, calati al punto
giusto, potevano per qualcuno
risultare sensuali.
Dopo una serie di alti e bassi, recentemente
vengono “legalizzati” grazie
al loro avvistamento addosso a Katie
Holmes, Victoria Beckham, Sienna
Miller, Cameron Diaz e Kylie Minogue.
Testimonial abbastanza influenti
da decidere che, si, li possono indossare
anche le donne, con l’attenzione
del risvolto alla caviglia e il tacco
alto (mica volevate stare comode,
vero?).
Curiosa l’ordinanza di un piccolo
paese della Louisiana, Delcambre,
dove il sindaco, stufo di sapere che
tipo di biancheria indossano gli amici del figlio, decide di mettere al
bando il modello, a chi lo indossa
multa di 500 dollari o sei mesi di
carcere. Curioso, dato che, la tendenza,
viene proprio da lì. I carcerati,
costretti a dover abbandonare ogni
accessorio, non portano la cinta e i
pantaloni scendono irrimediabilmente
sul fianco. A proposito della
circolarità della moda.
Bangles: Bracciali, per gli amici, ma
un po’ come “Marinella di Velletri”
diventa “Mary di Roma”, mangiare
un fritto di Paranza con un bangles al
polso piuttosto che un bracciale ha
tutto un altro senso. In realtà solo un
determinato tipo di bracciale, quello
rigido, un po’ anni ottanta, da indossare
doppio, triplo, quadruplo perché
si senta il dleng dleng, o, a seconda
del materiale, il bing bling dello
sbattere fra di loro. Protagonisti
indiscussi degli ultimi avvenimenti, i bangles di Chanel. La casa di moda
decide di particolarizzare
l’accessorio con delle massime della
grande Coco. Ma, sorpresa, qualcuno
grida al plagio. Jessica Kagan
Cushman, designer, rivendica l’idea,
i suoi bracciali sono molto, troppo
simili, d’avorio, con delle citazioni
letterarie o cinematografiche sopra.
La Cushman prende la palla al balzo,
sui suoi braccialetti, fra Dante e
Shakespeare troverete anche scrito
“Ripped Off By Chanel”. Bangles
vendicativi.

 

Silvia Tagliaferri