Abbecedario per antimodaioli convinti. Terminologia in espansione di una moda che non sempre è stile. Lettera C parte prima

Lug 29th, 2013 | Category: Attualità

C – Prima parte
Cache – coeur: Ben poco da dire, il
banale scaldacuore. Mi sembra
inutile spiegarne la funzione e la
forma vista l’esistenza datata del
capo, lo conosciamo tutti. Del resto,
scopo della rubrica è non solo
spiegare le ultime tendenze ma anche
smascherare le vecchie nonostante le
ore di trucco.
Charms: Eccone un’altra. Sono così
detti, in epoca recente, i pendagli.
Quelli classici di braccialetti e
collane e anche quelli meno consueti
che appaiono come accessorio
decorativo su borse, portafogli e
abiti. Si, anche quelle orrende appendici
che ogni cellulare del mondo
sembra avere. Insomma sei uno
charm se dondoli e, se proprio non
sbrilluccichi, sei almeno carino e
colorato. Tra i più desiderati, sognati,
bramati, ci sono i Tiffany. Insomma,
se a Audrey Hepburn per ritrovare il
sorriso bastava sbafarsi un cornetto
rimirando i gioielli dalla celebre
vetrina di New York (Colazione da
tiffany, film del 1961, diretto da
Blake Edwards) figurarsi possederne
uno quante gioie può procurare.
Sarà. A me, quella catenella con
medaglietta tonda non sembra poi
così geniale, ne particolarmente
elegante. Viene prontamente lapidato,
il mio scetticismo, dal popolo
della moda, su yahoo answer un
indeciso Giuseppe chiede consiglio
agli utenti per acquistarne uno su
internet, non l’ha mai visto dal vivo,
non ha presente come è fatto, ma
dev’essere Tiffany! Entusiastici cori
di consigli seguono la richiesta, tutti
accompagnati da “sono bellissimi”.
Arcano sortilegio. Comprensibile lo
shock di chi visita il negozio,
l’esterno deve sembrare una caverna
buia all’uscita, dopo tanto luccicare,
intuibile l’affetto che lega i possessori
del cuoricino-lucchetto con su
scritto “please return to Tiffany &
Co. New York 925” alla casa gioielliera,
ma tanta devozione a un nome,
prima che a un prodotto, è un mistero
che solo la nostra moda può
comprendere.
Chic: Il significato letterario del
termine è quasi universalmente noto,
si usa per definire una persona, un
oggetto o un luogo elegante, raffinato.
Man mano che entra nel linguaggio
comune e senza dare troppo
nell’occhio ottiene anche la cittadinanza
italiana, un po’ come bar e
computer, lo si vede in giro accompagnato
da diversi aggettivi.
Così nasce il minimal chic, che
denota un look basico, fatto di pezzi
essenziali, monocromatici, dalle
forme semplici ma garbate, lo sporty
chic (o fitness chic), dove i classici
capi dedicati alle attività sportive
sono reinventati per essere portati
anche in occasioni più formali,
magari mantenendo le caratteristiche
di comodità, o sono accostati a
accessori, appunto, chic: tacchi alti,
gioielli, borse importanti. Lo shabby
chic nell’arredamento indica quella
tendenza ad arredare un po’ campagnola,
romantica, bomboniera antica,
con colori tenui e pastellosi e nell’
abbigliamento, come descrive
l’esperta di moda Carla Gozzi nel
suo blog: “per shabby chic, intendiamo
quel genere high fashion..ma che
non mostra! tipo…Kate Moss..
molto street wear e fashion .. ma ai
non curanti non colpisce! invece a
noi del fashion world..eccome!! solo
se cambia una t-shirt sotto al blazer
maschile conta.. o se al posto della
Birkin indossa una Messanger…”,
capito no? C’è poi il boho chic,
tendenza a adottare elementi
bohemìen (zingaro, in francese),
hippy, gitani, etnici e finto trasandati
nel proprio abbigliamento, ovviamente
in modo da rendere la mistura
gredevole e apprezzata. Simili, per
certi versi, ai radical chic, ma questa
è un’altra storia.
Declinato insomma, il povero chic,
ogniqualvolta serva una goccia di eleganza per rendere l’idea, che detto così sembra facile.

 

Silvia Tagliaferri