Abbecedario per antimodaioli convinti. Terminologia in espansione di una moda che non sempre è stile. Lettera D

Ago 12th, 2013 | Category: Attualità

D – Decòr: intuibile il significato. Se
aggiungiamo un “azione” al termine
misterioso anche se non siete Bartezzaghi
riuscirete a risolvere l’enigma.
Decòr è esattamente il gemello
fascinoso di decorazione, intesa
come qualcosa di non necessario,
assolutamente superfluo ma “grazioso”,
come lo definirebbe con digusto
qualche attempato futurista. In
quanto tale interessa tutti i campi
dove sono previsti o possibili degli
abbellimenti assolutamente fini a se
stessi, quindi, dato che non siamo
decisamente in un’epoca all’insegna
del più rigoroso funzionalismo,
praticamente tutti.
Delavè – Sbiadito o slavato è la
traduzione. Il delavè è un tessuto che,
tramite processi sofisticati, non
molto ecologici e tantomeno economici,
mira ad ottenere l’effeto usato
(used), quindi un tantinello scolorito
alla vista e liso al tatto. Forse vi
suoneranno all’orecchio le parole
della saggia nonna, o mamma, a
seconda: “Hai pagato tutti ‘sti soldi
per un paio di pantaloni strappati, se
me lo dicevi te li strappavo io!”,
seguito da: “ai tempi miei li ricucivamo
ottantacinque volte i pantaloni,
prima di cominciare a usarli come
calzini.”, a questo punto la solfa si
personalizza finchè non confluirà
ancora una volta nel delta comune
dei “vecchi tempi della guerra”. Ok,
sarà un po’ lunga da sorbire ogni
volta, ma guardiamo le cose dal loro
punto di vista, volete negare che
abbiano ragione? Il paradosso
moderno: gettare via il vecchio,
anche se è vecchio solo concettualmente,
per acquistare del nuovo già
vecchio, ma vecchio ad’arte. Il
concetto è che sembra essere gratificante
farsi vedere con un capo usato,
vissuto, consumato dagli eventi che
questa mia vita piena ha impresso su
di esso, ma non è lecito accettare che
quest’effetto comporti del tempo,
perché se quel capo te lo vedo addosso
ogni giorno dopo un mese diventa
noioso e se dovessi aspettare la sua
stagionatura sarei già morto di noia.
Meglio comprare un capo nato
invecchiato, che racconta di
esperienze mai avute, e indossarlo
sembrando due vecchi amici, che in
realtà si conoscono da poche ore.
Una via di mezzo la propone Inès de
la Fressange, icona di stile, musa di
Lagerfeld, chi meglio di lei può darci
una soluzione?
E infatti afferma: “il blouson
(giubbotto in pelle o camoscio) è
bello usato, prima di indossarlo
camminateci sopra.”. Non sarà il
massimo della pulizia, ma di certo è
un’ escamotage più leale. Chi di noi
non ha mai cercato di invecchiare
forzatamente un capo? La mia adolescenza
è ricca di jeans aggrediti dalle lamette, magliette scolorite a forza di
varecchina e anfibi maltrattati per
scorticare la punta sempre troppo
lucida. Tipo “ti punto una pistola alla
testa se non dichiari che siamo amici
almeno da dieci anni”.

 

Silvia Tagliaferri