Abbecedario per antimodaioli convinti. Terminologia in espansione di una moda che non sempre è stile. Lettera K

Set 30th, 2013 | Category: Attualità

K – Kitten heels: tacchi “gattina”, e
già il nome basta a provocare smorfie
di disgusto nelle cultrici del tacco
dodici. I kitten heels sono degli
stiletti in miniatura, dai 3 ai 5
centimetri al massimo, tacchi finti,
potrebbe dire qualcuno. Questo
modello nasce intorno agli anni
cinquanta, quando le adolescenti,
desiderose di crescere, cominciano a
voler imitare le madri, quindi vai con
rossetto, borsetta e tacchi. Tuttavia
era sconveniente far indossare un
tacco molto alto a ragazzine tredicenni,
per la difficoltà che comportano e
l’inevitabile richiamo sessuale.
Qundi si ovvia alla questione con
questi mezzi tacchetti, che in un
secondo momento, verso gli anni
sessanta, diventano popolari anche
fra le meno giovani.
Nelle ultime collezioni molti stilisti
hanno rispolverato i kitten heels per
le loro calzature, sembravano ormai
dimenticati o relegati alle vetrine
meno in voga, quelle per chi di stile
ne capisce poco, e a gran sorpresa
due icone come Carla Bruni e
Michelle Obama li sfoggiano con
orgoglio. Il Wall Street Journal azzarda
l’ipotesi: l’altezza dei tacchi delle
donne sarebbe ugualmente proporzionale
al benessere economico del
paese. Quindi, data la recessione
economica di questi tempi, dai
vertiginosi esempi che abbiamo visto
nelle sfilate nel corso degli anni, e da
cui qualcuna è anche atterrata in malo
modo sotto gli occhi di tutti, si giunge
ai tacchi gattina.
L’idea è quella di mantenere la
femminilità e l’eleganza che regala
un tacco senza rinunciare alla comodità,
ma diciamoci la verità, quanta
femminilità può donare un tacco di
tre centimetri? Se non fosse ancora
chiaro, nell’universo moda, il più
delle volte bellezza equivale a
scomodità.
L’eleganza arriva dopo gli otto
centimetri, prima sembra solo un
pallido tentativo, e a questo punto è
meglio osare la versione opposta: le
flat shoes, di cui abbiamo già parlato.
Le scarpe completamente piatte -più
che altro sasndali aperti- sanno essere
molto più femminili di un timido
tacchetto.
Anche se la la direttrice di Vogue Uk,
Alexandra Schulman, ha la sua
opinione a riguardo: «Se Dio avesse
voluto farci camminare su scarpe
basse, non avrebbe creato Manolo
Blahnik».

 

Silvia Tagliaferri