Amore & altri rimedi, la recensione

Feb 28th, 2011 | Category: Spettacolo

L’amore è l’unica malattia senza rimedio. O il rimedio più potente per le malattie. Così, quando il fascinoso e inaffidabile Jamie Randall (Jake Gyllenhaal), impegnato a fare il rappresentante per il colosso farmaceutico Pfizer, incontra per caso una ragazza, Maggie Murdock (Anne Hathaway) affetta dal Parkinson ma grintosa e solare, nemmeno immagina fino a che punto questo incontro gli cambierà la vita. Come fuggire, una volta entrati in un tunnel come questo? La più meravigliosa delle esperienze, la più dolorosa delle emozioni, l’amore non ha ricette. Le può avere il sesso, come letteralmente comprova l’occhio del film puntato sul Viagra. L’amore no. In compenso, «Amore & altri rimedi» prova ad esplorarne almeno le sfaccettature. E come da copione fa ridere e piangere, soffrire e sperare lo spettatore, sullo sfondo dell’America consumista e perbenista degli anni ’90, prima che scoppiasse la bolla speculativa della new economy e quando Pfizer giurava ai signori di mezza età che sarebbero ritornati ad essere dèi del sesso nel giro di pochi minuti.

Consigliato agli uomini, i quali apprezzeranno senza dubbio i doppi sensi e le curve generose di Anne Hathaway – anche se difficilmente i signori maschi si lasceranno convincere ad andare a vederlo, se non costretti dalle loro metà. Sconsigliato, ma solo in parte, alle signore col cuore sanguinante: nonostante i muscoli di Jake Gyllenhaal in bella mostra siano in grado di strappare qualche sorriso anche alle più disperate, il cinismo tipico di questi attimi della vita rischia di lasciare l’amaro in bocca davanti all’ennesimo racconto della bella salvata dal principe azzurro. Ora, l’unica cosa di convenzionalmente azzurro appartenente a Jamie Randall sono gli occhi maliziosi e le pilloline miracolose che vende per fare carriera. Eppure, come in ogni commedia romantica che si rispetti, questo bel tenebroso è destinato a tirare fuori il suo lato passionale proprio quando le spettatrici sono cotte a puntino. Che l’amore sia eterno finché dura e che gli affetti possano non sopravvivere quando i problemi sono insormontabili, qui non è messo in conto. Ci si interroga, è vero, su quanto e se la forza del sentimento riesca a far fronte a problemi insormontabili, ma come sempre al cinema tutto volge a favore del cuore e pochissimo della testa, del portafogli, di tutti i malanni che il quotidiano di una coppia lascia entrare con il rischio di mandare tutto all’aria.

Lontano anni luce dal precedente «Blood Diamond – Diamanti di Sangue», il regista Ed Zwick è riuscito nell’impresa di mettere in piedi una commedia brillante, affatto banale, nella prima parte del film, e un discreto dramma nella seconda metà. A dispetto di alcuni picchi di leziosità nella miglior tradizione della commedia romantica hollywoodiana, la carica di pathos che domina i crolli emotivi dei due protagonisti rende le vicende meno scontate del previsto, al punto che fino all’ultimo ci si chiede se si stia aprendo la strada per un lieto fine o se si sbatterà il muso contro un epilogo in stile «Love Story».

Resta poco da dire sugli attori, una volta parlato delle loro grazie. La Hathaway è nel ruolo di sempre, brava ma ancora lontana dal diventare la nuova Julia Roberts. Bravo pure Gyllenhaal, al quale il genere della commedia sembra calzare a tratti meglio di quello drammatico. La scommessa del film si basava sull’alchimia tra i due, che effettivamente c’è e si vedeva già ai tempi del loro infelice matrimonio in «I segreti di Brokeback Mountain», quando Gyllenhaal cowboy scappava dal letto della Hathaway per infilarsi in quello del compianto Heath Ledger. Entrambi dotati da madre natura di una fisicità che domina la scena, imbattibili nelle stoccate verbali, mai davvero volgari. Nemmeno durante i voluttuosi amplessi con cui Zwick ha chiesto loro di sfidare le convenzioni allusive delle commedie rosa. Fanno giusto un po’ più di fatica a tenere i momenti neri dei loro personaggi, colpevole anche una sceneggiatura che passa all’improvviso dai botta e risposta sfrontati alle riflessioni melodrammatiche.