Bambini e antibiotici: l’Italia si scopre retrò

Mar 10th, 2015 | Category: Attualità

L’Europa si divide circa il corretto utilizzo degli antibiotici, soprattutto quando si parla di bambini. Se al nord (Inghilterra, Germania e Belgio) questi farmaci si utilizzano “meno” e “meglio”, più indietro rimangono Paesi come Italia, Grecia e Spagna. Se poi mettiamo a confronto i Paesi Europei con quelli meno sviluppati (ad esempio, Asia o Africa) il divario aumenta; e ad incidere sul problema sono anche fattori di tipo socio-economico-culturale. Sono questi alcuni dei punti salienti emersi dal progetto ARPEC, uno studio di sorveglianza finanziato dall’Unione Europea (UE) nel 2010 e i cui risultati sono stati recentemente presentati a Tallinn (Estonia). Tra gli italiani aderenti al progetto troviamo la prof.ssa Susanna Esposito (Direttrice della UOC Pediatria 1 Clinica della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano) che ha commentato i dati raccolti in Italia. Secondo quanto riportato nello studio ARPEC, nel Nord Europa esiste una prevalenza più bassa nell’uso di antibiotici, con circa il 30% rispetto al Sud Europa, con circa il 38%. Varcando i confini (Asia e Sud Africa) nei reparti pediatrici e neonatali si registra una prevalenza nell’uso di antibiotici del 44%, maggiore rispetto a quelli europei con il 35.4%. In Italia il consumo di antibiotici arriva a circa il 38%, posizionando il nostro paese al penultimo posto, dopo Portogallo (28.5%) e Spagna (37,7%). Medaglia nera alla Grecia, con l’utilizzo che si attesta al 40%.
Un elemento di estrema importanza è quello della resistenza antimicrobica, che rappresenta un problema sanitario mondiale: ogni anno la presenza di batteri resistenti ai medicinali antibiotici provoca la morte di circa 25.000 persone. Oltre ai decessi, il fenomeno comporta un surplus di spese per i competenti Ministeri e perdite di produttività per almeno 1,5 miliardi di euro. Inoltre, nelle diverse strutture sanitarie, la resistenza antimicrobica costituisce una minaccia particolarmente grave che si manifesta sotto forma di infezioni contratte in seguito a un ricovero in ospedale. Basti pensare che, solo nell’Unione Europea, circa quattro milioni di pazienti soffre ogni anno di un’infezione connessa alle cure medico-sanitarie. Rivolto ai pazienti in età pediatrica, il progetto ARPEC è stato istituito dall’UE anche con  l’obiettivo di raccogliere i dati relativi al consumo e alla resistenza agli antibiotici nei bambini. Il progetto ARPEC ha visto il coinvolgimento e la cooperazione di oltre 5.000 bambini appartenenti ai reparti di Neonatologia e di Pediatria d’Europa e di altri Paesi nel Mondo come Australia, Africa, Stati Uniti, Sud America e Asia. Le informazioni raccolte offrono una panoramica dettagliata su modi e tempi di somministrazione e sul volume di antibiotici prescritti negli ospedali di buona parte del mondo. Per favorire la cultura del corretto utilizzo di antibiotici, non solo tra i pediatri ma anche tra le famiglie, proponiamo di seguito alcuni consigli pratici per i genitori affinché si possa informare, in modo semplice, circa l’utilizzo degli antibiotici in pediatria. Se il bambino si ammala, ricordare che: gli antibiotici funzionano solo ed esclusivamente verso le infezioni batteriche, non funzionano in caso di raffreddore o influenza; la maggior parte delle infezioni virali non si trasformano in infezioni batteriche. Trattare le infezioni virali con gli antibiotici può portare a un’infezione causata da batteri resistenti, piuttosto che alla guarigione; una volta iniziata la terapia antibiotica è importante somministrare tutte le dosi giornaliere e per il periodo di tempo indicato dal pediatra. Se la terapia viene sospesa prima del previsto, l’infezione non verrà eliminata. Su tutti, un particolare importante che spesso viene tralasciato: dopo avere utilizzato gli antibiotici per un’infezione precedente o se questi sono stati già aperti e utilizzati, è necessario disfarsene.

 

Laura Olimpia Sani