Brasile, muore a soli 57 anni il Dottor Socrates

Dic 12th, 2011 | Category: Sport

File photo of Brazilian midfielder Oliveira holding his hand over the emblem of his jersey in GuadalajaraLo stadio di Pacaembu era gremito,
37.000 voci si disperdevano tra
rumore e cori, l’ansia cresceva tra i
tifosi per la finale del torneo paulista
del 1983 tra Corinthians e San Paolo.
All’improvviso un giocatore, capelli
ricci e barba, scatta in campo da solo,
con il braccio alzato e una maglietta
con un messaggio: “Vincere o perdere,
ma sempre con democrazia”.
Crescono le urla, si fanno ancora più
forti. Quel calciatore era Sócrates
Brasileiro Sampaio de Souza Vieria
de Oliveira, un idolo per la sua
eleganza nel gioco, per la sua filosofia
di vita fuori dal campo, per un manuale politico fatto di valori, un
ribelle. Era il Dottore. Amato dai più
perché ha sempre seguito imperterrito
il suo ideale, “aiutare gli altri”.
L’ex giocatore è deceduto nel centro
ospedaliero del suo paese, nel quale
era ricoverato a causa di uno shock
settico di origine intestinale, provocato
da un batterio. In ogni caso è
stata la conseguenza dell’eccesso di
alcolici durato per molti anni, già in
passato infatti aveva sofferto di
emorragie all’apparato digerente e
cirrosi epatica. Il corpo dell’ex
centrocampista è già stato spostato
dall’ospedale Albert Einstein di San
Paolo, per essere trasportato al
cimitero di Riberao Preto, sua città
d’origine, dove il Dottore è stato
sepolto nel cimitero del Buon Pastore,
accanto alla tomba del padre. Alla
stessa ora il Corinthians, squadra di
cui Sócrates è tuttora un simbolo, è
sceso in campo allo stadio Pacaembu
di San Paolo e ha vinto il suo quinto
titolo contro i rivali del Palmeiras.
Per Sócrates il pallone era di
ornamento ai libri: fu da sempre
incitato dal padre, un grande ammiratore
della filosofia greca, affinché
esercitasse una “professione degna”.
La medicina lo aveva sempre attratto,
ma il suo talento non stava nella mani
ma nei piedi, piccoli vista l’altezza
(portava un 37 ed era alto 1,93 metri).
Una deformazione dovuta ad un osso
nel tallone gli permetteva di tirare, ad
esempio, dei rigori di tacco con una
potenza straordinaria, caratteristica
che gli regalò il soprannome “Tacco
di Dio”. Negli anni Ottanta Sócrates
era un pilastro del centrocampo della
nazionale brasiliana: aveva grande
visione di gioco, era abilissimo nelle
verticalizzazioni e ottimo anche
come realizzatore. Nella squadra
brasiliana del Corinthians, dove ha
militato per 6 anni, Sócrates aveva
instaurato la cosiddetta “democrazia
corinthiana”, ossia un’autogestione
radicale dei giocatori che, contro
l’autorità dell’allenatore, si allenarono
per circa tre anni da soli. Fu
grande protagonista in nazionale con
il Brasile negli anni ’80 con il quale
incantò ma non riuscì a vincere il
Mondiale. Fu capitano dei verde-oro
nel 1982 e vicecapitano nel 1986, ma
rispettivamente l’Italia di Enzo
Bearzot e poi la Francia di Michel
Platini gli impedirono di realizzare il
sogno mondiale. Grazie ad un tiro tra
palo e portiere nei confronti di Dino
Zoff, fu l’autore del primo momentaneo
pareggio verde-oro al 12° minuto
della cruciale partita contro l’Italia
per l’ingresso in semifinale. Nel
1984, a fine carriera, Sócrates si era
trasferito in Italia, acquistato dalla
Fiorentina, dove aveva giocato per
una sola stagione e si era distinto per
uno stile di vita decisamente poco
sportivo. Ritornato in Brasile, prima
al Flamengo e poi al Santos, chiuse la
carriera nel 1988. Nel 2004 tuttavia
tornò in campo con il Garforth Town,
squadra dilettantistica inglese, di cui
fu anche allenatore. Nonostante fosse
un centrocampista, Sócrates segnò
parecchi gol nella sua carriera: 76 in
157 partite ufficiali con le squadre di
club, 22 reti in 60 partite con la
maglia della nazionale. Questo gol
contro l’Unione Sovietica durante i
Mondiali5 di calcio del 1982 è stato
spesso giudicato come uno dei più
belli della storia del calcio.
Il Dottor Sócrates non rimarrà esclusivamente
un giocatore ricordato solo
all’interno del rettangolo di gioco:
esiste infatti un Sócrates ben più
complesso ed articolato che ebbe
modo di esprimersi al di fuori dello
stretto ambito calcistico.
È stato decisamente un personaggio
poliedrico: la sua passione per le
birre, per le sigarette e per la politica
non l’abbandoneranno mai (si
ricordano alcuni suoi interessanti
comizi politici in numerosi circoli e
case del popolo). Il filosofo del
pallone rimane ancora oggi un
simbolo del calcio mondiale, tanto
che in suo ricordo è stato rispettato un
minuto di silenzio prima della gara
Fiorentina-Roma, dopo il quale gli
applausi sono esplosi scroscianti da
parte dei tifosi viola e giallorossi,
mentre sul megaschermo è stata
messa una foto del giocatore brasiliano
con la maglia viola e la scritta
“Ciao Sócrates”.