Cameron: “Ingiustificabili le fucilazioni della domenica di sangue”

Giu 28th, 2010 | Category: Esteri

Il primo ministro David Cameron ha offerto le sue scuse per gli omicidi dei 14 manifestanti

disarmati uccisi dai soldati inglesi in Irlanda del Nord del 1972. Cameron ha affermato che

l’indagine giudiziaria, attesa a lungo, non ha lasciato dubbi sul fatto che “le fucilazioni della

domenica di sangue furono sia ingiustificate che ingiustificabili”.

Cameron, in una dichiarazione alla Camera dei Comuni inglese, ha affermato che “quello che è successo non dovrebbe mai accadere. Le famiglie di coloro che sono morti hanno dovuto convivere con il dolore quel giorno, e con il dolore della perdita di una vita. Alcuni membri delle nostre forze armate hanno agito ingiustamente. Il governo è il responsabile ultimo per la condotta delle forze armate. E per questo, a nome del governo profondamente dispiaciuto”.

Per la responsabilità delle uccisioni, il governo di Londra dovrà ancora affrontare la difficile

questione della eventuale presenza dei soldati coinvolti, o del coinvolgimento di alcuni dei loro comandanti, che potrebbero essere esposti ad azioni penali.

Harriet Harman, il leader del Partito laburista che sta all’opposizione, ha esortato la Camera dei Comuni a rispondere velocemente a Cameron.

Il rapporto è stato pubblicato ed è di circa 5.000 pagine. Come i precedenti primi ministri, Cameron ha dovuto percorrere un tragitto cauto per il timore di riaccendere le tensioni tra cattolici e protestanti in Irlanda del Nord. Queste tensioni resistono da quasi 40 anni, dal 30 gennaio 1972 appunto. Gli eventi che sono accaduti quel giorno hanno generato un vasto archivio di film, documentari, libri di indagine, canti popolari e poesie che hanno contribuito a costruire, o ad aumentare, la simpatia di tutto il mondo per i cattolici dell’Irlanda del Nord.

L’esplosione di violenza che seguì quel giorno, che si è effettivamente conclusa con una campagna non violenta per i diritti civili, ha portato a decenni di scontri violenti che ha provocato la morte di oltre 3.600 vite. Poche settimane dopo la sparatoria di quella domenica di gennaio, un altro primo ministro conservatore, Edward Heath, sospese il Parlamento di Belfast e impose imposte dirette al dominio britannico, che durò fino al 1998 fino a quando non venne firmato il “patto di pace”.

Il precedente governo britannico del Primo Ministro laburista, Gordon Brown, aveva ritardato la pubblicazione del rapporto fino a dopo le elezioni politiche del 6 maggio di quest’anno, vinte da Cameron, nel timore che i risultati potessero agitare le passioni politiche durante la campagna elettorale e minare il governo di condivisione istituito a Belfast. Uno dei co-leader di questo governo di Cameron, Martin McGuinness, era presente al momento degli omicidi del 1972 come comandante Irish Republican Army.

Cameron ha elogiato la prestazione complessiva dei 250.000 soldati britannici che hanno prestato servizio in Irlanda del Nord in questi ultimi 30 anni di violenza, e ha sottolineato però che circa 1.000 soldati e poliziotti inglesi hanno perso la vita.

Il primo ministro ha approvato quasi tutte le tesi che le famiglie delle vittime avevano fatto nel corso dei decenni: “che il comandante britannico non avrebbe ordinato alle truppe di aprire il fuoco, che l’esercito ha sparato i primi colpi, che nessun allarme è stato dato prima della sparatoria che l’esercito ha cominciato e che nessuna delle vittime aveva con sé un arma da fuoco”.

Inoltre, Cameron, citato con approvazione dal giudice di alto rango che ha condotto l’inchiesta, Lord Saville di 74 anni, ha concluso che sebbene ci fosse “qualche tiro” da parte dei paramilitari repubblicani mischiati con i manifestanti, “niente di tutto questo ha fornito una giustificazione per l’uccisione di vittime civili”, e che nessuno dei soldati ha sparato “in risposta agli attacchi”, come invece i soldati ed i loro avvocati avevano sostenuto.

Piuttosto, i soldati hanno reagito alle minacce percepite dai manifestanti di “perdere il loro self-control, dimenticando o ignorando le loro istruzioni e la loro formazione” e con una “perdita grave e diffusa della disciplina del fuoco”, dice il rapporto.

Cameron, commentando alcune parti della relazione come “scioccanti”, ha detto: “Non si deve difendere l’esercito britannico difendendo l’indifendibile. Perchè così noi non onoriamo tutti coloro che hanno servito la patria nel mantenimento della pace e della difesa dello Stato di diritto in Irlanda del Nord di nascondere la verità”.