Cuba oggi: le luci e le ombre di un socialismo intramontabile

Mar 19th, 2012 | Category: Esteri

Quando si pensa a Cuba, la nostra
attenzione si concentra sulle figure
importanti di Ernesto Guevara,
Camilo Cienfuegos, Fidel Castro e
suo fratello Raul: gli uomini che nel
1959, a capo del Movimento 26 di
luglio (Movimiento 26 de Julio),
hanno portato a termine la rivoluzione
cubana, rovesciando la dittatura di
Fulgencio Batista e mettendo in atto
un nuovo governo egualitario fondato
sui principi marxisti. Ma quanto di
tutta questa storia gloriosa rappresenta
il presente politico del Paese?
Questo viaggio ci ha aiutato a capirlo.
Superata la lunga fila al banco immigrazione,
dove ci viene strappato un
foglietto di cui fino a quel momento
avevamo ignorato l’importanza,
l’aeroporto José Martì di La Havana
ci apre finalmente le porte dell’isola.
E’ il primo pomeriggio, il termometro
segna 28 gradi, di fronte a noi si apre
la rumorosa stazione dei taxi, e per
taxi non intendiamo le macchine
gialle con la solita anonima scritta sul
tetto, ma delle coloratissime auto
d’epoca, unica eredità lasciata dagli
americani nell’Isla Grande. Nella
chiassosa giungla dei tassisti, colui
che si guadagna la nostra fiducia è
Pedro, che facendosi prepotentemente
largo tra la folla di turisti e locali,
carica i nostri bagagli su un’affascinante
macchina verde degli anni ‘50.
Nome comunissimo qui a Cuba,
Pedro, ad occhio una quarantina
d’anni, risiede a Matanza, una
popolosa città a pochi km dalla
capitale. In italiano Matanza significa
massacro, e il nome fu scelto in
memoria di trenta soldati spagnoli
che nell’antichità vennero uccisi dagli
aborigeni del posto. Con un rombo
sospetto del motore, ha inizio il
nostro breve viaggio in macchina
dall’aeroporto al “barrio viejo” della
capitale. In questa ora di tragitto
abbiamo modo di scambiare qualche
parola con il nostro autista, che
scopriamo, con un certo disappunto,
essere laureato in lingue straniere e
parlare un italiano perfetto. Archiviate
le aspettative di sfoderare subito le
nostre conoscenze di castigliano,
chiediamo a Pedro come mai dopo
una laurea prestigiosa ha deciso di
dedicarsi a questa attività, che ci
svela aver ereditato dal padre. La
ragione è semplice: quello del
tassista, soprattutto da quando l’isola
è diventata una grande meta turistica,
è un mestiere molto più remunerativo
rispetto a quello dell’insegnante. E in
queste parole troviamo subito un
punto in comune con l’Italia. Ma lo
sforzo di voler paragonare Cuba al
Bel Paese viene subito smontato
quando Pedro conferma ciò che
prima di partire avevamo letto sull’invidiabile
Welfare State dell’isola. I
Cubani, ci confida il nostro autista,
pur non pagando le tasse, godono di
un’ottima sanità gratuita, così come
di un’istruzione aperta a tutti. Lo
Stato passa ai cittadini ogni tipo di
cura, medicinale o intervento, ai
bambini vengono date anche le penne
e i quaderni su cui scrivere e i ragazzi
possono ottenere diplomi e titoli di
studio gratuitamente fino alla laurea,
l’unico ostacolo al conseguimento di
successi scolastici? gli esami. A
Cuba, vai avanti solo se sei bravo.
Attraversato El Malecon, il lungomare
cubano, e assaporato spicchi di
vegetazione tropicale, finalmente
giungiamo a destinazione. Pedro ci
lascia esattamente a Calle Blanco nel
centro dell’Havana vieja, chiedendoci
10 pesos convertibili per il viaggio,
vale a dire 9 euro, che in seguito
sapremo essere lo stipendio medio di
un cubano. Ci confrontiamo così, per
la prima volta, con una realtà presente
solo in questo Paese: la doppia
moneta. Dopo la rivoluzione cubana
e l’istituzione dell’embargo, la Nazione
socialista intraprese una partnership
con l’Unione Sovietica che
contribuiva praticamente al totale
sostentamento dell’Isola; una volta
caduto il muro di Berlino però,
questo legame cessò di esistere ed il
Paese castrista si ritrovò ad affrontare
un duro momento di recessione. Dal
1993 al 2004, la valuta cubana venne
ufficialmente divisa tra i peso
cubano, usato principalmente dai
cittadini locali, e il dollaro statunitense,
usato in combinazione con il peso
e convertibile principalmente dai
turisti. Nel novembre del 2004, il
governo di Castro ritirò dalla circolazione
il dollaro statunitense,
motivando quest’atto con la necessità
di rispondere alle ulteriori sanzioni
degli USA. In seguito venne imposto
un sovrapprezzo del 10% per la
conversione del dollaro statunitense
in peso convertibile, così da aiutare il
governo cubano a raccogliere una
valuta forte.
Ad attenderci in Calle Blanco c’è
Carmen Maria, la signora che ha
messo a nostra disposizione la sua
“casa particular”. Con il termine
particular si indica qualcosa che non
appartiene allo Stato ma è gestito da
privati cittadini. A Cuba per esempio
può esserci un “trabajo particular”,
ovvero un lavoro svolto nella propria
abitazione, o un “taxi particular”,
vale a dire un’automobile propria
utilizzata per accompagnare turisti e
locali. Da qualche anno poi, dietro
rilascio di una licenza, il governo ha
permesso a un cittadino privato di
affittare delle stanze della propria
casa ai turisti e di somministrare loro
pasti e bevande, il più delle volte a
pagamento. In questo caso parliamo
di case particular “ legalmente
autorizzate” a svolgere tale attività
dietro il pagamento di una quota
mensile che il proprietario della casa
è tenuto a corrispondere allo Stato
anche in assenza di clienti. Le case
sono per lo più molto accoglienti,
situate nelle colorate palazzine
dall’architettura coloniale che impreziosiscono
il centro storico della
città. Quella delle case particular,
rappresenta una delle ultime concessioni
da parte del governo di Raul
Castro, che come ci conferma la
nostra affittuaria Carmen Maria, sta
preparando Cuba ad un cambiamento,
attraverso quello che in Italia
ancora si è restii a compiere: la
tassazione sul consumo.
Fino a poco tempo fa per esempio, i
cubani non potevano possedere una
macchina, oggi grazie alla recente
promulgazione di una legge, si
consente l’acquisto e la vendita di
auto senza limitazioni di modello o
anno di fabbricazione, permettendo
ai privati di diventare proprietari
addirittura di più di un veicolo.
Questo imprevisto input alla disuguaglianza
sociale avrà un piccolo costo:
una tassa da pagare un po’ più alta del
4% sul valore dell’auto. Inoltre gli
acquirenti dovranno firmare una
dichiarazione giurata secondo cui il
denaro usato per l’acquisto deriva
dall’unica fonte considerata legale a
Cuba: un’attività lavorativa “ alla
dipendenza dello Stato o nel suo
interesse”, da cui i cubani traggono
uno stipendio, come anticipato precedentemente,
che oscilla tra i 10 e i 20
euro. A questa retribuzione, che a noi
europei fa rabbrividire, lo Stato
socialista cubano affianca però quello
che i locali chiamano sussidio.
Questo consiste in una tessera con cui
i cittadini possono acquistare generi
di prima necessità, come ad esempio
una libra di fagioli, sette di riso, un
tubetto di dentifricio ogni 3 persone e
un litro di latte al mese per i bambini
sotto i 7 anni, che se pur in quantità
molto limitate permettono ai cubani
di vivere in maniera umile ma dignitosa.
Detto ciò, non si possono non
prendere in considerazione le ombre
di un sistema politico-economico
simile, che includono uno stato di
povertà generale, l’assenza di un’opposizione
politica e il controllo rigido
dell’informazione. Proprio su
quest’ultimo punto molti intellettuali
e giornalisti cubani si stanno battendo,
una fra tutti Yoani Sanchez,
famosa in tutto il mondo per il suo
blog indipendente GeneracionY, in
cui raccoglie storie di vita cubana
caratterizzate da un piglio piuttosto
critico nei confronti della dittatura
castrista. La Sanchez dopo essersi
laureata ha avuto la possibilità di
emigrare in Svizzera, dove ha vissuto
per due anni, per poi rimpatriare
definitivamente. Come la stessa ha
confermato, l’esperienza del viaggio,
le ha permesso di conoscere stili di
vita e sistemi politici pluripartitici
totalmente diversi da quelli vigenti
nell’Isla Grande, che 10 anni fa erano
totalmente sconosciuti ai cittadini
cubani. Oggi, dopo un sudatissimo
percorso burocratico, i cubani,
soprattutto se mossi da motivazioni
di carattere lavorativo, possono
sperare di ottenere il permesso da
parte del governo, di espatriare per un
periodo limitato di tempo. Là dove
però il cubano non rispettasse i limiti
di tempo impostigli dallo Stato,
prolungando la propria permanenza
in un Paese straniero, automaticamente
perderà ogni diritto e potrà
tornare nella sua terra solo come
visitatore. Una punizione esemplare,
per chi manca di rispetto alla leggi
dello Stato, la quale ci ricorda che la
rivoluzione e la dittatura castrista per
Cuba non rappresentano un passato
dimenticato di cui si percepisce un
ricordo sbiadito, ma la testimonianza
forte di un presente plasmato secondo