Dalì al Vittoriano: mostra del genio che dava forma ai sogni

Mar 12th, 2012 | Category: Cultura

Arriva a Roma, nella splendida cornice del Vittoriano, la mostra dedicata all’estro di Salvador Dalì, artista geniale ed eclettico capace di rivoluzionare il mondo dell’arte a 360 gradi.

Nato a Figures, in Catalogna, Dalì è stato uno dei principali, se non il più illustre esponente del Surrealismo, capace di esprimere la sua forza creativa sia nella pittura che nella scultura, sperimentando varie forme di espressione che comprendono anche il cinema, la fotografia e le illusioni ottiche.

L’artista catalano è l’emblema stesso del Surrealismo: nelle sue opere la fluidità la fa da padrone, i personaggi e gli oggetti sono liberi da qualsiasi legame con la realtà e la mente è sciolta da ogni tipo di schema raziocinante, dando sfogo alla fantasia e alle libere associazioni.

La mostra, inaugurata il 9 marzo e aperta al pubblico fino al 1 luglio 2012, cerca di ricostruire la vita di Dalì a partire dalle sue opere: oli su tela, disegni, fotografie, filmati, lettere e oggetti manifestazione della sua eccentricità e della sua genialità senza eguali.

Organizzata in collaborazione con la Fondazione Gala-Salvador Dalì, l’esposizione presenta una serie di opere che avranno come filo conduttore l’Italia e lo speciale rapporto che l’artista aveva con il nostro Paese. L’Italia è stata per lui fonte d’ispirazione e di conoscenza non solo per il suo patrimonio storico artistico, ma anche e soprattutto per l’incredibile rapporto di amore/odio che Dalì aveva per i maestri del Rinascimento ed in particolare con Raffaello: per lui, Dalì affermò di avere una sorta di contemplazione, al punto che arrivò a farsi crescere i capelli “come quelli di una fanciulla”; in mostra, inoltre, rivisitazioni di alcuni dei capolavori italiani come la Pietà di Michelangelo ed il famoso “Autoritratto con il collo di Raffaello”.

La sezione centrale della mostra è dedicata al Dalì classico ed in particolar modo al periodo che va dal 1931 al 1943, quando il genio catalano ha dato libero sfogo a ciò che i surrealisti amano definire il suo metodo paranoico-critico, capace di esplorare il subconscio e raggiungere il massimo livello di creatività artistica: a questo periodo risalgono le opere più famose, come gli orologi disciolti ed i paesaggi onirici.

A chiusura dell’esposizione, non poteva mancare l’amata Dulcinea, la Vespa che Dalì utilizzò negli anni Sessanta in occasione delle sue vacanze romane, chiamandola così in omaggio a Cervantes: apprezzava così tanto l’autore del Don Chisciotte  che a  lui si ispirò per i celeberrimi baffi a punta rivolti verso l’alto, di lì a poco divenuti il tratto identificativo imprescindibile dello stesso Dalì.

Una personalità forte, eccentrica ed egocentrica, che, nella disputa con Breton, scrittore ed ideatore del movimento surrealista, affermò “Il surrealismo sono io”, non curandosi dell’astio e delle antipatie che avrebbe attirato con una tale dichiarazione.

Dalì, tuttavia, non dette mai troppo peso al giudizio degli altri, tanto grande era il suo genio da poter soddisfare anche il suo stesso, smisurato ego.

 

La retrospettiva del Vittoriano offre al pubblico un patrimonio artistico unico nel suo genere: Salvador Dalì, con il suo stile visionario, perverso e  polimorfo,  fatto di sogni ed  incubi, di luci ed ombre e di ossessioni lancinanti lascia parlare l’inconscio con i colori, le forme e i materiali in un modo talmente sublime da riuscire ad emulare le stesse visioni oniriche.

 

 

Serena Brini