DATI ICCA PER NUMERO DI PARTECIPANTI: MILANO 15MA. MARIO BUSCEMA: «MERITO DI INVESTIMENTI INFRASTRUTTURALI CHE TUTTE LE CITTÀ CONGRESSUALI ITALIANE DOVREBBERO PROGRAMMARE (E LA POLITICA SIA DI AIUTO)»

Lug 21st, 2015 | Category: Economia

Icca (International congress & convention association) ha
pubblicato la scorsa settimana un’ulteriore classifica, che va ad affiancarsi a quella
principale sui numeri dei grandi meeting tenutisi nel mondo: si tratta di un ranking,
sempre ripartito per nazioni e città, sulla quantità di partecipanti ai grandi meeting.
Va ricordato che per “grandi meeting” Icca intende esclusivamente i congressi
associativi/professionali che si tengono a periodicità regolare con almeno 50
delegati e con una rotazione su minimo tre paesi.
La prima città italiana in questa graduatoria è Milano, al 15mo posto (mentre in
quella per numero di meeting è solo 41ma, peraltro in netto miglioramento rispetto al
2013, quando stava al 59mo posto). Il numero dei partecipanti ai 58 meeting
milanesi censiti da Icca è 52.669.
Roma, 17ma per numero di meeting (97), in questa nuova classifica è 30ma, con
31.936 partecipanti.
Nella graduatoria per nazioni l’Italia è sempre al sesto posto, come nel corrispettivo
ranking per numero di meeting, avendo fatto registrare 175.400 partecipanti in 452
congressi.
Nessuna città italiana si è mai piazzata così in alto in una graduatoria mondiale
Icca come ha fatto quest’anno Milano nel ranking per numero di partecipanti.
Dichiarazione di Mario Buscema, Presidente di Federcongressi&eventi
«Premesso che le classifiche Icca fotografano solo un aspetto dell’industria,
importante sì per ricaduta economica, ma da prendere col beneficio d’inventario –
senza che ciò, peraltro, possa costituire un alibi in caso di posizionamento
insoddisfacente – premesso questo, dicevo, non posso non notare con soddisfazione
il progredire di Milano e il suo probabile futuro approdo, in tempi brevi, nei
dieci primi posti di una classifica Icca. Un traguardo che solo pochi anni fa sarebbe
risuonato irraggiungibile per qualsiasi città italiana, e che invece oggi pare a portata
di mano.
«Ma, nel contempo, nutro anche parecchio rimpianto, perché questo successo,
conseguenza degli investimenti infrastrutturali che hanno dotato la metropoli
lombarda, a partire dal 2011, di uno dei più grandi centri congressi d’Europa, di un
sistema di accoglienza e servizi molto efficiente, diversificato e facilmente
raggiungibile grazie a un city airport come Linate, a un hub internazionale come
Malpensa e a una rete di trasporti metropolitani senza confronto in Italia, e che le
stanno consentendo di “bruciare le tappe” della risalita internazionale anche sulla
spinta di Expo, ecco, questo successo avrebbe potuto (e dovuto!) essere condiviso
da altre città italiane, le quali invece non rendono quanto per bellezza, capacità
congressuale e rete alberghiera meriterebbero.
«È inaccettabile che un’Italia capace di esprimere una ricchezza – potenziale ed
effettiva – come Milano non riesca a duplicarne, triplicarne o decuplicarne la
performance anche in altre sedi, analoghe per prestigio e capacità ricettive, se non
persino meglio organizzate in termini di cultura e tradizione turistica, leisure e
ricreativa.
«È importante che il sistema congressuale italiano colmi questa lacuna con la
massima priorità, e che la politica – in primis il Ministero dei Beni Culturali e del
Turismo, grande latitante quando si parla di congressuale, e la nuova Enit – dia
finalmente una mano stanziando capitali e progettualità adeguati.
«Rispetto al passato abbiamo oggi un Convention Bureau Italia che fa, e farà sempre
meglio, la propria parte. È però tempo che il “Palazzo” si muova, ma sul serio».