Dieci anni senza Indro

Ago 1st, 2011 | Category: Cultura, Primo Piano

Chissà cosa avrebbe pensato Montanelli di questi ultimi dieci anni. Non si trova resoconto sulla sua vita o articolo sul decennale della sua morte che non contenga questa frase. Chissà.

C’è chi lo strattona da una parte, chi dall’altra; chi lo ha definito fascista, chi anarchico, chi liberale.

Di certo rimane solamente la sua fuoriuscita dal Giornale dopo che il quotidiano entrò nell’orbita editoriale di Berlusconi.

La libertà dalla politica prima di tutto, dunque, come quando scrisse all’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga per rifiutare la richiesta di diventare senatore a vita: Non è stato un gesto di esibizionismo, ma un modo concreto per dire quello che penso: il giornalista deve tenere il potere a una distanza di sicurezza.”

Nato il 22 Aprile 1909  a Fucecchio, in provincia di Firenze, Montanelli esordì come giornalista a 21 anni, per poi lavorare in Francia (Paris-Soir) e Stati Uniti presso la United Press.

Fu proprio a questa agenzia che il giovane fascista Montanelli nel 1935 chiese di essere mandato come inviato in Etiopia a seguire la guerra mossa dall’Italia mussoliniana. La United Press rifiutò e lui decise di andarci lo stesso, ma come soldato volontario. Successivamente si fece assumere nel quotidiano di Asmara, in Eritrea; ed è a questo contesto che bisogna far risalire uno degli episodi più “controversi” della sua vita, ossia l’aver sposato una ragazza del posto di dodici anni, versando al padre la quota (come usanza voleva)  di 500 lire.

Tornato in Europa seguì la guerra civile spagnola per Il Messaggero e nel 1938 entrò al Corriere della Sera. Durante la seconda guerra mondiale viaggiò per tutta Europa e incontrò anche Hitler, salvo poi l’8 settembre unirsi ai partigiani di Giustizia e Libertà e rinnegare così il periodo fascista.

La collaborazione con il Corriere durò fino agli anni settanta,  il 1973 per la precisione è l’anno in cui, Montanelli in conseguenza della “virata a sinistra” del giornale di via Solferino decise di abbandonarlo e fondare un nuovo quotidiano chiamato “Il Giornale nuovo” di cui lo stesso Montanelli sarebbe stato il direttore. Un quotidiano dichiaratamente pensato per la borghesia lombarda. Nel 1977 entra nel consiglio d’amministrazione de “Il Giornale” Silvio Berlusconi, imprenditore milanese all’epoca ancora lontano dalla scena politica. Fu nel 1994 che si registrò il divorzio fra i due quando l’imprenditore scese in politica e chiese al giornalista di sostenerne le cause; Montanelli a proposito scrisse una lettera aperta a Berlusconi: Ho creduto di metterti in guardia da quello che mi sembra un grosso azzardo [la discesa in campo]. A questa mia franchezza hai risposto venendo in assemblea di redazione a proporre un rilancio del Giornale purché adottasse una linea politica diversa per sostanza e per forma da quella seguita da me: e con questo hai sbarrato la strada ad ogni possibile intesa.”. Uomo tutto di un pezzo, che non cedeva volentieri ai compromessi.

 

Stefano Mazzara