Disoccupazione: Istat mostra i dati regionali

Lug 18th, 2011 | Category: Economia

Il tasso di disoccupazione è a doppia
cifra in circa un terzo delle regioni
italiane e in tutte quelle meridionali,
ma, in particolare, sono Sicilia e
Campania a scontare le quote di
senza lavoro più alte, raggiungendo
rispettivamente i tassi del 15% e del
15,6%. È quanto emerge dai dati
dell’Istat, aggiornati al primo trimestre
2011, su occupati e disoccupati a
livello regionale. E’ noto come sia il
Mezzogiorno a contare le schiere più
numerose di disoccupati, ma gli
ultimi dati dell’Istat rendono ancora
più evidente l’emergenza lavoro.
Insomma, due tra le più grandi regioni
italiane registrano una fetta di
senza posto quasi doppia rispetto alla
media nazionale (8,6%). Mentre la
percentuale si dimezza se si passa in
alcune regioni del Nord, dove il
Trentino Alto Adige vanta i livelli
minimi di disoccupazione (3,9%).
Risalendo la Penisola, quindi, i tassi
di disoccupazione si abbassano fino
ad arrivare a regioni come il Trentino
Alto Adige (3,9%) o la Valle D’Aosta
(4,4%), dove le persone alla ricerca di
un impiego sono quasi “mosche
bianche”. Tra le grandi regioni
italiane molto bene fanno l’Emilia
Romagna, che limita la quota al 5,2%
e il Veneto (5,4%). Altro dato preoccupante
è quello che riguarda la
disoccupazione giovanile: 29,6% per
gli under 25, mai così bassa dal 2004.
E il dato peggiora se si guarda alle
donne tra i 15 e i 24 anni del Mezzogiorno,
con il tasso che schizza al
46,1%. Quindi se, complessivamente,
nel Paese è quasi un giovane su tre
a restare a casa, nel Sud non trova
lavoro circa una giovane ogni due. La
nota positiva è che rispetto allo stesso
periodo dello scorso anno il dato è
migliorato dell’1%. L’Istat pone
l’accento sul rallentamento della
discesa dei lavoratori con contratto
indeterminato, mentre prosegue il
rialzo annuo del numero di dipendenti
a termine. Tra i punti che ormai
caratterizzano da tempo il mercato
del lavoro, si riscontra l’ampliamento
della schiera degli inattivi (quasi 15
milioni), coloro che non hanno e non
cercano un posto, tra cui i cosiddetti
scoraggiati. In particolare, il tasso
d’inattività tra gli under 25 raggiunge
quota 72,1%. Sale l’incidenza della
disoccupazione di lunga durata
(49,4%). I sindacati commentano con
preoccupazione i dati, la Cgil parla di
«pericolosissima recessione occupazionale
», mentre Cisl e Uil invitano
ad accelerare la riforma
dell’apprendistato. Ed anche Eurostat
stima una disoccupazione stabile al
9,9% nell’Unione monetaria (20%
per giovani). Guardando ai settori,
dopo una caduta durata oltre tre anni,
inizia a recuperare l’occupazione
nell’industria. Inoltre, tornano a
crescere gli impiegati a tempo pieno,
anche se non si ferma l’aumento del
part-time involontario.