Doppio successo per il “Caligola” a Frascati e Albano

Ago 13th, 2012 | Category: Spettacolo

caligola 5Grande successo per lo spettacolo “Caligola”, tratto da Camus e messo in scena dal “Teatro della luce e dell’ombra”, compagnia diretta dal bravissimo Gennaro Duccilli.

L’opera è stata rappresentata a Frascati nell’ambito del Festival delle Ville Tuscolane e all’Anfiteatro Festival di Albano.

Oltre a Duccilli, protagonista di un’impeccabile interpretazione, non hanno certo sfigurato gli altri interpreti. Molti dei quali sono stati suoi allievi.

Gaio Giulio Cesare Germanico, meglio conosciuto come Gaio Cesare o Caligola, fu il terzo imperatore romano, appartenente alla dinastia giulio-claudia, e regnò dal 37 al 41. Secondo biografi antichi, beveva perle dissolte nell’aceto e mangiava cibi cosparsi d’oro, con feroce crudeltà infieriva sui senatori romani, teneva un bordello nel proprio palazzo e non si asteneva dall’avere una relazione incestuosa con la sorella. Convinto di possedere natura sovraumana, impose ai suoi contemporanei di onorarlo come un dio mentre era ancora in vita. Egli fu considerato pazzo e morì assassinato in una congiura di Pretoriani guidati da due tribuni, Cassio Cherea e Cornelio Sabino, il 24 gennaio del 41. Insieme a lui persero la vita sua moglie Milonia Cesonia e la loro figlia bambina, Giulia Drusilla, così chiamata in ricordo della sorella di Caligola. A lui succedette lo zio Claudio che, stando alle fonti, si era nascosto dietro ad una tenda.

Lo spettacolo ha il suo prologo sulla riva set­tentrionale del lago di Nemi presso Roma,lì dove esisteva, ed esiste ancora, il santuario di Diana, che vanta origini antichissime: sicuramente anteriori al V secolo a.C.

Caligola fece costruire sul lago, per celebrarvi riti e fe­ste in onore della dea (ono­rata nella sua trasposizione orientale in Iside), due gi­gantesche navi portatrici di costruzioni in muratura. Nessun autore dell’anti­ca Roma ha mai citato tali navi che,non si sa quando e perché, finirono in fon­do al lago e furono recu­perate negli anni ’20 del secolo scorso. Un’ipotesi è che Caligola ,odiato per la sua dissolutezza e crudel­tà, fosse stato colpito dalla damnatio memoriae, cioè la distruzione di ciò che una persona, particolar­mente odiata, aveva fatto in vita.

Il lago di Nemi era lo spec­chio di Diana-Iside-Drusil­la.Sì Drusilla,l’amatissima sorella-amante-Dea la cui morte cambierà il destino di Caligola. La spettacola­rizzazione delle religiosità di origine orientale è indi­cativa della mancanza di una fede autentica, di una Spiritualità intimamente vissuta e sentita in Cali­gola, già prima del mani­festarsi della sua follia. La crisi dei valori è qui espres­sa in tutta la sua portata di devastazione. La religione antica non poteva più ri­spondere alle esigenze de­gli uomini; Cesare si fa dio perché nessun dio può più porre limite al suo potere e rispondere alle sue angosce.

Caligola, che in principio viene definito come un im­peratore ideale, con la per­dita della sorella amante scopre che esiste la morte. Da quel momento nien­te sembra più credibile. Il vuoto lasciato ­nell’ani­ma dall’assenza d’amore non può essere colmato da niente, perché non vi è fede credibile e quando si muo­re, semplicemente “non si è più”. Questo mondo così com’è non è sopportabile. Solo accettando la Finitez­za, la condanna che tutti sovrasta, si può essere libe­ri perché la vita non ha sen­so se non nella Morte. Accettando la mancanza di un dopo, l’assenza di un senso oltre la vita presente, Caligola spinge la sua lo­gica fino alla estreme con­seguenze, in un crescendo di follia omicida senza più limiti, si fa dio e Artifex del proprio destino,diventa quella peste che gli anni del suo impero non hanno conosciuto: vuole essere la rivoluzione e la consape­volezza della caducità e del dolore, vuole erigersi a sim­bolo della morte, e dell’uni­cità della vita. Eppure non riesce a non desiderare la luna, agogna di possede­re la luna-Drusilla negli specchi, dialoga con la sua ombra ed ascolta la voce di chi ha perduto. Si tortura nella ricerca dell’Impossi­bile cadendo nel gorgo di una “notte pesante come il dolore umano”. Caligola è devastato dal disprezzo per la vita mediocre e insi­gnificante che lo circonda e dall’insopprimibile neces­sità di ritrovare il proprio passato; un passato in cui possedé la luna, in cui non c’era un dio ma la vita sem­brava ancora ricca di un sen­so, un senso troppo umano che, non difeso da nulla, si decompone nelle sue mani col corpo di Drusilla.

Caligola si lascia morire nel­la congiura che lo circonda sempre più dappresso.

La sua vita si conclude trion­falmente nella morte verso la storia. Ma non si conclude lo spettacolo che vede la conclu­sione nel mito, in una luna che Iside fa cadere in una pozza d’acqua; il mito va dove non può arrivare la storia, lì dove anche il dolore per una man­canza pone in essere ciò di cui si sente la mancanza, nell’al­dilà dello specchio.

Caligola, regista e prota­gonista, fa alzare il fon­dale e il mondo tutto di­venta un palcoscenico. Inizia la messinscena dell’ossessivo ed estremo tentativo umano di rag­giungere l’Impossibile. E tutti quanti noi non siamo che pubblico.

Per ulteriori info: www.teatroluceombra.com