FACEBOOK E GOOGLE: ATTENTI A QUEI DUE

Giu 20th, 2010 | Category: Attualità

Fuoco incrociato su Facebook e Google. Da un lato le esigenze del libero mercato, dall’altro la tutela del diritto alla privacy.

Facebook si appresta ad inaugurare un nuovo corso: fornire alcuni dati anagrafici dei suoi utenti, 400 milioni in tutto il mondo, a società esterne.

Lo scopo di questa svolta è commerciale: conoscere al meglio il proprio target per rendere più mirati, e quindi meglio pagati, i messaggi pubblicitari presenti sulle pagine di Facebook.

In realtà Zuckerbeg, creatore del famoso social network,  aveva già tentato questo passo. A fine 2007 aveva introdotto Beacon, un software che funzionava in automatico (a meno che non venisse disattivato) e che tracciava tutti i movimenti in Internet degli iscritti a Facebook; dai siti visitati agli acquisti on line. In quell’occasione le associazioni di consumatori erano insorte minacciando di denunciare la società, tanto che alcuni grandi nomi come Coca-cola avevano ritirato i loro contratti. Alla fine l’azienda si era scusata pubblicamente.

La storia si ripete, ma stavolta Zuckerberg sembra intenzionato a procedere fino in fondo, poiché “la privacy è un concetto vecchio, risalente al secolo scorso ed è ormai superato”.

In realtà si tratta di una scelta per certi versi obbligata: Facebook stenta a produrre utili tanto che il 2009, a soli cinque anni dalla sua nascita e nonostante il successo riscosso, si è concluso con un bilancio in pareggio

Lo staff di Facebook intanto, non solo assicura che ogni membro del social network potrà negare la fornitura dei suoi dati, ma  che le aziende a cui saranno trasmesse le informazioni possono essere considerate dei “partner selezionati con attenzione”.

Le proteste però non tardano ad arrivare. E provengono per lo più dall’Europa.

Le autorità svizzere e tedesche si battono per limitare in particolare la diffusione degli indirizzi di posta elettronica e delle fotografie: Ilsa Aigner, il ministro tedesco dell’agricoltura e della protezione dei consumatori, ha persino scritto una lettera allo stesso Zuckerberg minacciando la chiusura del proprio profilo Facebook.

Al momento comunque il dirigente di Facebook Europa dichiara  che il gruppo è globale, perciò cercherà di rispettare tutte le legislazioni delle aree in cui opera.

Ad essere in gioco sono però due diverse concezioni economiche e culturali. Infatti se nell’Unione Europea è stato sancito che il diritto alla privacy deve essere rispettato da società e governi, negli Stati Uniti sembrano invece prevalere le regole del libero mercato.

Questa divergenza non è niente di nuovo: basta pensare alla recente sentenza di condanna nei confronti di tre dirigenti di Google Italia. Oggetto della vertenza giudiziaria un video in cui un gruppo di ragazzi maltrattava e picchiava un compagno disabile. In virtù del fatto che “non esiste la sconfinata prateria di internet dove tutto è permesso e niente è vietato” , il giudice di Milano ha condannato a sei mesi i tre dirigenti proprio per violazione della privacy.

Si tratta di un caso senza precedenti al mondo, il cui esito è stato aspramente criticato sia dall’ambasciata Usa a Roma che dal Dipartimento di Stato americano.

Non solo: per il Garante italiano della privacy anche Google Buzz è lesivo del diritto alla riservatezza. Google mail infatti è ormai diventato un social network. Ciò è stato possibile assegnando ad ogni utente di Google Buzz una lista di contatti ricavati dalle persone con cui esso comunicava tramite Google mail, senza però che queste ultime avessero potuto prima esprimere il proprio consenso. In una lettera al famoso motore di ricerca si chiede un “rigoroso rispetto” delle leggi sulla privacy in vigore nei Paesi in cui vengono immessi nuovi prodotti on line. La lettera è firmata dai presidenti delle Autorità di protezione dati di Italia, Francia, Olanda, Germania, Spagna, Gran Bretagna, Irlanda, Israele, Canada e Nuova Zelanda.

Per ora Google e Facebook sembrano temporeggiare, ma in assenza di un accordo comune sulla trattazione dei dati, siamo solo alle battute iniziali di uno scontro che si ripresenterà sempre più acceso.