Festival della Filosofia 2012 a Modena, l’insostenibile leggerezza delle “Cose”

Set 24th, 2012 | Category: Cultura

Dal 14 al 16 settembre, a Modena, Sassuolo e Carpi ha avuto luogo la dodicesima edizione del Festival della Filosofia, incentrata quest’anno sul tema delle “Cose”, concetto fondamentale della tradizione filosofica, nonché questione molto calda dell’esperienza contemporanea. Cos’è una cosa? La domanda già suona strana di per sé, sicuramente astratta, forse indecifrabile. E’ una questione che per lo più non ci si pone, essendo data per scontata un’inconsapevole definizione di cosa in ogni nostro discorso e in ogni atto della nostra quotidianità. Alcuni tra i più celebri nomi della filosofia contemporanea, durante la tre giorni modenese, hanno cercato di dare una risposta a questa domanda insolita o anche solo cercato di rendere evidente la problematicità di una questione tutt’altro che scontata. A tenere alcune della lezioni magistrali più rilevanti (oltre 50 quelle previste) nomi come Bauman, Augé, Searle, Sennett, Latouche, Cacciari, Galimberti, Severino, all’interno di un programma comprensivo di più di 200 appuntamenti dislocati in 40 luoghi strategici delle tre città. Alle lezioni si sono aggiunte infatti oltre 30 mostre e poi spettacoli, letture, giochi per bambini e cene filosofiche, conversazioni con Fabio Volo, Giobbe Covatta e Francesco Guccini, performance teatrali di Stefano Benni e Massimiliano Finazzer Flory. A rendere particolarmente significativa l’edizione del Festival della Filosofia di quest’anno è stata anche la sua locazione in una provincia di Modena ancora alle prese con le ferite del terremoto di maggio: la sua organizzazione nonostante tutto, è stata una scommessa vinta che ha portato decine di migliaia di persone in un territorio che pochi mesi fa poteva restituirci soltanto l’immagine delle sue macerie.
Anche il progetto sulle “cose”, filo rosso dell’edizione 2012, anche se scelto ben prima del terremoto, è sembrato particolarmente pregnante, “tanto da averlo sperimentato sulla nostra pelle da sfollati”, come ha commentato la direttrice del Festival Michelina Borsari. La filosofia come risposta al disastro, alla paura, allo spaesamento prodotto dalla forza della natura, come ricerca di una risposta a quegli eventi che sembrano proprio non poter avere alcuna spiegazione. Il tema delle cose (quelle “cose” devastate dalle scosse del sisma”), durante i tre giorni del Festival, è stato sviscerato sotto ogni suo aspetto: dalla produzione al consumo, dal feticcio al riciclo, dal concetto astratto e simbolico alle teorie morali. Tra le lezioni magistrali particolarmente interessanti sono state quelle di John Searle sulla teoria degli “oggetti sociali”, della cinese Anne Cheng con le riflessioni sulle cose nella tradizione confuciana, di Scott Lash sul consumo contemporaneo legato all’industria, di Alessandro Bergonzoni su “Le cose di cui ci serviamo e siamo servi”. Il concetto di “cosa” è riuscito così a tenere unite le riflessioni sulla materialità più concreta e immediata insieme a quelle più astratte e metafisiche sulle “cose prime” e sulle “cose ultime”, affrontate rispettivamente da Emanuele Severino e da Massimo Cacciari. Rilevanti gli interventi di due pensatori internazionali del calibro di Serge Latouche e di Zygmunt Bauman. Il primo, economista e filosofo francese, teorico della “decrescita felice”, ha disegnato il ritratto del sistema economico attuale, fondato sulla crescita insostenibile, sul consumo incessante e sulla pubblicità, per poi delineare i tratti di una società post-industriale nella quale frugalità e felicità possano andare di pari passo. Se la società della crescita “produce allo stesso tempo beni e bisogni, ma non allo stesso ritmo”, provocando cosi “una depauperizzazione psicologica” e uno stato d’ insoddisfazione generalizzata, al contrario la società dell’“abbondanza frugale” teorizzata da Latouche è quella che ha fatto proprio il proverbio dei nativi americani che recita: “Essere dipendenti significa essere poveri, essere indipendenti significa accettare di non arricchirsi”.Anche il sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman ha restituito l’immagine di una società odierna problematica e contraddittoria: superato lo “stato solido” della modernità, oggi viviamo in un mondo nel quale le cose e le relazioni si sono fatte “liquide”, frenetiche, omologate e precarie.
Dalla deregolamentazione dell’economia alla “flessibilità” dei posti e degli orari di lavoro, oggi tutto ci parla del dominio di quell’”ordine dell’egoismo” “che fa tutto il possibile per colpire la logica dell’autotutela collettiva e favorire la sfrenata competitività individuale”. Il Festival della Filosofia 2012, svoltosi anche quest’anno sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, ha ricevuto plausi da ogni dove, anche se come ogni grande evento ha portato con sé anche qualche critica. Sul Web, ad esempio, si è scatenata l’ironia della comunità dei filosofi rispetto alla decisione di invitare, tra gli ospiti, il conduttore televisivo e attore Fabio Volo, ritenuto fuori luogo rispetto al contesto. Curiosità a parte, il Festival della Filosofia è riuscito anche quest’anno a offrire a decine di migliaia di persone la possibilità di interrogarsi su numerose questioni basilari dell’esistenza, dalla politica internazionale alla morale, dalla scienza alla metafisica, su domande spesso trascurate nell’avvicendarsi frenetico dei fatti delle nostre vite post-moderne.
Dalle “cose” alla natura, dall’amore alla fantasia, il Festival riesce infatti a offrire uno sguardo particolare e profondo sul mondo e rappresenta sempre più un’istituzione da tutelare e promuovere. La filosofia, come risposta mai definitiva a una domanda inesauribile, rimane, oggi più che mai, una pratica e una disciplina da proteggere.