Fruttero, Bigazzi e Consolo. Tre buchi enormi nella cultura italiana

Gen 30th, 2012 | Category: Cultura

Ci sono settimane più disgraziate di altre. E questa appena passata, per il panorama culturale italiana, lo è stata. E’ stata la settimana in cui ci hanno lasciato tre personaggi di spessore, tre tasselli di quella cosa sempre più fragile che è la cultura italiana.

Prima di tutti Carlo Fruttero, morto nella sua villa in Toscana. Giornalista e scrittore ironico, con Franco Lucentini (morto suicida nell’ Agosto del 2002) aveva dato vita ad un tandem artistico dei più lunghi e proficui, durato 50 anni. Il sodalizio diede vita ad una serie di romanzi, soprattutto polizieschi, che puntualmente si rivelavano libri di successo. I due diressero anche la collana di fantascienza “Urania” della Mondadori. Dopo la morte dell’amico di sempre, Fruttero si  prese una pausa di qualche anno dall’attività artistica, alla quale però tornò con rinnovato fulgore nel 2007 (finalista al premio Campiello per “Donne informate sui fatti”). L’entusiasmo per il suo ritorno sulle scene artistiche gli valse, i premi alla carriera Chiara, sempre nel 2007,  e Campiello nel 2010.

Sempre in Toscana (questa volta a Viareggio) è morto, a 71 anni, Giancarlo Bigazzi, tra i più prolifici autori di testi musicali che l’Italia abbia mai avuto. Sua la firma a successi come “Rose Rosse”, “Lisa dagli occhi blu”, “Ti amo”, “Gloria”, “Si può dare di più”, “Gente di mare”.

Produttore musicale e scopritore di talenti, Bigazzi è stato anche l’autore, nel 1996, insieme a Beppe Dati, di quel capolavoro di canzone che è Cirano, interpretata da Francesco Guccini.

Per ultimo ci ha lasciati anche Vincenzo Consolo, forse meno popolare degli altri due, ma considerato dalla critica uno degli scrittori contemporanei più importanti per la nostra letteratura. Rivelò le sue doti al grande pubblico nel 1976 con il romanzo “Il sorriso dell’ignoto marinaio”.

Al titolo di un suo libro del 1992 (“Nottetempo, casa per casa”) si deve anche la fondazione della casa editrice Nottetempo da parte di Ginevra Bompiani. E’ stato inoltre consulente editoriale per la narrativa italiana per l’Einaudi.

Come lui stesso dichiarò i suoi libri non erano veri e propri romanzi, perché era convinto che questi ingannassero i lettori. La sua prosa, non sempre “facilissima” tendeva alla poesia. Una poesia sul male di vivere; una sofferenza, però, che colpisce in una società come la nostra soprattutto gli strati più bassi della popolazione. Siciliano di nascita, amico di Sciascia, il suo linguaggio, per sua stessa ammissione, si allontana dall’italiano medio per includere termini ormai inutilizzati: “Ho voluto creare una lingua che esprimesse una ribellione totale alla storia e ai suoi esiti. Ma non è dialetto. Io cerco di salvare le parole per salvare i sentimenti che le parole esprimono, per salvare una certa storia”. Questo era Vincenzo Consolo, un letterato che credeva davvero ad un innalzamento culturale del nostro Paese e non esitava a farcelo capire. E anche per questo ci mancherà.

 

Stefano Mazzara