Golden Globe: trionfa «The Social Network». Fincher miglior regista, Portman e Firth migliori attori drammatici

Gen 24th, 2011 | Category: Spettacolo

Si è conclusa anche quest’anno la serata dei globi d’oro, la 68esima dalla nascita del secondo premio più prestigioso nell’ambiente cinematografico. Nella notte tra il 16 e il 17 gennaio scorso (fuso orario italiano), stelle e stelline, divi del cinema e Vip dello star system televisivo hanno mancato di brillare ai Golden Globe Awards. E anche se quest’edizione non sarà ricordata come la più imprevedibile né originale, pare che i media europei e d’oltreoceano siano rimasti, in linea di massima, piuttosto soddisfatti degli esiti.

Se una nota da rimarcare c’è, è che dopo questa serata Facebook può annunciare al mondo di avere ufficialmente e irreversibilmente contagiato Hollywood con la sua febbre, visto che «The Social Network» di David Fincher si è aggiudicato ben quattro globi. Trionfando come Miglior Pellicola Drammatica, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura e Miglior Colonna Sonora, la pellicola ispirata alla rivoluzione internettiana di Mark Zuckeberg ha polverizzato persino il rivale Christopher Nolan e il suo colossal «Inception», rimasto, ahinoi, clamorosamente a bocca asciutta in ciascuna delle (già esigue) categorie in cui era stato nominato.

Per il resto, tutto è andato esattamente secondo i pronostici. Colin Firth, accompagnato come sempre dall’italianissima Livia Giuggioli (l’unica italiana che grazie al marito può dire, almeno indirettamente, di aver trionfato ai Globes) è stato premiato come Miglior Attore Drammatico per «The King’s Speech». Il premio come Miglior Attrice Drammatica è stato vinto, invece, da una raggiante Natalie Portman, la quale sembra attraversare davvero un momento d’oro dopo la bella intepretazione regalata al pubblico in «The Black Swan». Non stupisce nemmeno la categoria del Miglior Film Straniero. Ormai eterna sconfitta, l’Italia anche quest’anno si è dovuta rassegnare al vedersi soffiar via il premio da sotto il naso. «Io sono l’amore», di Luca Guadagnino, era tra i favoriti fino a pochi giorni prima, eppure è stato accantonato a favore del danese «A better World», di Susanne Bier. A poco è valsa l’ammirazione espressa da Quentin Tarantino, che lo aveva inserito nella sua personale classifica dei film più belli del 2010. Ma ormai, se si escludono alcuni casi eccezionali come «La vita è bella», ci siamo quasi abituati.

Al di là delle controversie, duole rendersi conto dell’impossibilità di un giudizio a tutto tondo sui risultati di quest’anno, visto che l’uscita in Italia di buona parte delle altre pellicole in gara è prevista per i prossimi mesi. Però possiamo azzardare un sospiro di sollievo per la mancata vittoria di Johnny Depp, tanto per l’interpretazione del Cappellaio Matto di «Alice in Wonderland» quanto per quella del professore sfigatello e innamorato di «The Tourist». Non ce ne vogliano i fans: lo amiamo tanto quanto loro, ma quest’anno non ci ha convinti abbastanza da ritenere che meritasse un premio. Avremo invece modo di valutare quanto prima il vincitore della categoria Miglior Attore in un Musical o Commedia, il Paul Giamatti dell’acclamata pellicola «La versione di Barney»: è solo questione di tempo prima che questo e altri film come «Amore e altre droghe», «Burlesque», «The Fighter» e lo stesso «The Black Swan», arrivino nelle sale italiane.

Tra le serie televisive il vincitore, effettivo e morale, è senza dubbio «Glee», una sorta di «Saranno Famosi» del nostro decennio che ha risvegliato – o almeno riconfermato – la passione del pubblico più giovane per il canto e il ballo. Hanno spiccato anche «The Big Bang Theory» e vari protagonisti di telefilm e film per la tv, prestati momentaneamente al piccolo schermo nell’intermezzo di carriere cinematografiche di tutto rispetto. Parliamo di Laura Linney, Steve Buscemi, Claire Danes e soprattutto del mitico Al Pacino, tutti premiati come protagonisti per le rispettive serie televisive. 

In questo parterre di vincitori annunciati e di altrettanto illustri sconfitti, viene un unico ragionevole dubbio sul premio alla carriera assegnato a Rober De Niro: come è possibile che non l’avesse ancora ricevuto?

 

Sara Squintu