Grande successo per Virginia von zu Furstemberg

Apr 11th, 2011 | Category: Attualità

Un grande successo di pubblico e di critica ha accolto DISMORPHOPHOBIA – the mirror stage.

DISMORPHOPHOBIA è una narrazione scenica, attraverso la parola, il gesto, la danza, per rendere “spectacŭlum” al vivo la moda. Virginia von zu Furstenberg ha presentato la sua prima collezione che esprime in maniera più evocativa il pensiero delle sue poesie: pezzi unici, senza stagione.

La manifestazione è stata diretta da Tommaso Trak, e raccontata dalla Sveva Alviti, riflessa dalla giovane figlia Ginevra  Csillghy von zu Furstenberg, e dalle cugine Margherita e Angelica Campello, Giancinta dalla Chiesa, Maria Sole Torlonia, Mia Patrucchi.

Rappresentata coreograficamente  da Patrick King e dai danzatori del Salon K – Johan King Silverhult e Sarah Grether –   a cui si sono coordinati i passi diretti da Britta Oling.

Contaminazione tra le diverse arti espressive.  Per realizzare un percorso da vivere attraverso molteplici declinazioni  artistiche e concedere  “frammenti” di vita che parlino diversi linguaggi: una vera contaminazione espressiva. Le arti come la poesia, il ballo diventano un insieme di immagini uditive estese nel tempo allo stesso modo in cui un’immagine visiva si estende nello spazio. Intento primo è dimostrarne l’illimitato e comune potere evocativo. “Il lusso” diceva Gianni Agnelli, “è una responsabilità, non un privilegio.”  Il lusso per Virginia von zu Furstenberg  è quello di vestire chi pensa che l’unica bellezza sia quella di diventare se stessi a qualunque costo.

E’ giunto il tempo” sostiene Virginia  “di una nuova rivoluzione copernicana, che rimetta la verità e i contenuti dell’universo delle vanità. Che questo denudamento sia l’unico balsamo alle sofferenze globali”. La moda è poesia dell’anima e non schiavitù del corpo. Principessa Virginia von zu Furstenberg, poetessa del disagio e della malinconia. Inquieta, ma determinata,  sceglie di comunicare il suo ingresso nella moda attraverso un linguaggio complesso e struggente, DISMORPHOPHOBIA: una performance teatrale che rappresenta  il suo dolore, i suoi ricordi, a volte, anche, una risoluzione. Una giovane donna che ha deciso di vivere controcorrente. Scrive da sempre. A mano. Non utilizza il computer.  Disegna. Utilizzando un tratto di matita e dei fogli bianchi. Scrive di getto i grandi tormenti interiori difficilmente controllabili. La sua è una esigenza quasi terapeutica. Significato e forma, entrambi di contenuto emotivo.  Le parole vestono un corpo. Vestiti come poesie,pensati e disegnati con la solita modalità. Una folgorazione, un’idea che improvvisamente diventa prepotente e deve trovare una sua espressione. Il suono e il ritmo originali vanno irrimediabilmente persi  e vengono sostituiti da nuove fisionomie, da materie soffici e morbide. Come i fili di cachemire e seta,fili sottilissimi e leggeri, avvolgenti e delicati. Fascianti come un abbraccio. Quello di Nonna Clara,figura di riferimento nella vita di Virginia. La poesia che si offre come contenuto. Un messaggio da condividere, che mette a nudo la spiritualità e la declina in soffice materia, come il cachemire e la seta. Abiti avvolgenti, destinati a proteggere e a sostenere. Il “pallium” è qui un poncho. Non a caso l’icon-item della collezione,  un semplice abito rivisitato in una versione che denota ricerca e raffinatezza, ricavato dall’intreccio di finissi fili di cachemire e seta. A seguire, 30 pezzi realizzati in taglia unica, colori  unici ed una sola variante in nero per ognuno. La famiglia di Virginia è nei suoi lavori, nel bene e nel male. Padre, madre, nonna, figli, mariti. Tutti insieme, trovano voce nella sua espressione.