“I miei pensieri, il mio corpo, una mia scelta” La protesta delle attiviste iraniane contro l’oppressione della donna

Mar 26th, 2012 | Category: Esteri

“My body, my choice” – “Il mio corpo, una mia scelta” – è lo slogan che accompagna l’iniziativa di alcune donne iraniane in esilio in Europa, nel Regno Unito. Il gruppo di attiviste ha deciso di posare senza veli per il calendario ‘Nude Photo Revolutionary Calendar’; l’iniziativa rappresenta una provocazione contro l’oppressione sessuale nel loro Paese per ribadire che non sono cittadine di seconda classe e per protestare contro il regime di Ahmadinejad. Il calendario è stato ideato da Maryam Namazie, portavoce dell’associazione “Equal Rights Now”, attivista impegnata nell’ambito della discriminazione, che ha spiegato in questo modo l’idea dell’iniziativa: “Dal momento che l’islamismo, come le altre religioni, è ossessionato dal corpo delle donne, che vuole vedere velato, legato, imbavagliato, la nudità può da sola rompere i tabù ed è un’importante forma di resistenza”. Il calendario è affiancato da un video lanciato in occasione della Festa della Donna in cui le protagoniste, nude e riprese a mezzo busto, spiegano i motivi della loro protesta contro il regime di Teheran. “Al posto di chi vuole ma non può… Credo nell’uguaglianza uomo/donna… La mia nudità è un ‘no’ alla lapidazione… I miei pensieri, il mio corpo, una mia scelta… La mia nudità è un ‘no’ all’islam politico…perché no?… Sono una donna”: sono queste le frasi che si susseguono nelle riprese che riassumono in poche parole i motivi della loro opposizione, in poche righe la condizione della donna, purtroppo questione problematica ancora in molti paesi del Medio Oriente e dell’Africa del Nord. Il progetto rappresenta anche un omaggio all’azione di Aliaa Magda Elmahdy, la blogger egiziana che lo scorso novembre si è mostrata senza veli indossando solo un paio di scarpette rosse, foto diffusa in molti social network e apparsa prima sul suo blog. “Ho lasciato l’Iran tre anni fa, per motivi diversi. Ero vicina agli attivisti di sinistra della mia università che lottavano in difesa dei diritti umani. E, vista la repressione, non mi sentivo più sicura. Ė difficile vivere da donna in un paese islamico: o nelle scuole o nei ristoranti, sono sempre trattate come cittadini di seconda classe. Ti dicono cosa indossare e cosa non indossare, e la società ti considera come un oggetto sessuale. Il governo controlla anche la vita sessuale. Se si hanno rapporti fuori matrimonio si può essere puniti con la lapidazione. Si può essere puniti anche se si rifiutano rapporti con il marito” in questo modo Elia Tabesh, una delle donne che ha posato per il calendario, spiega la condizione della donna nel proprio paese. “Il nostro corpo nudo è la nostra sfida al patriarcato, alla dittatura e alla violenza. Ispiriamo le persone intelligenti, i dittatori ne hanno invece solo orrore” dichiara un’altra delle donne coinvolte nell’iniziativa, Alena Magelat. Il progetto rappresenta una decisione coraggiosa, un’azione punibile, in Iran, con la pena di morte. I proventi del calendario saranno devoluti ad organizzazioni no profit che lottano per difendere i diritti delle donne. Shirin Ebadi, avvocato, pacifista iraniana e Premio Nobel per la Pace nel 2003 (prima donna musulmana ad ottenere questo riconoscimento), si era espressa in occasione della Festa delle Donne ribadendo, ancora una volta, le condizioni a cui sono sottoposte le donne in Iran “Oggi le donne iraniane soffrono ancora per l’ingiustizia e la discriminazione che subiscono di fronte alla legge. Per legge, la vita di una donna è considerata la metà di quella di un uomo: se una donna e un uomo subiscono gli stessi danni, la donna avrà un risarcimento dimezzato rispetto a quello riconosciuto all’uomo. Sempre secondo la legge, la testimonianza in tribunale di due donne è equivalente a quella di un uomo. Un uomo può sposarsi quattro volte e divorziare quando lo desidera, senza giustificazioni. Per le donne, chiedere il divorzio è molto difficile, in alcuni casi impossibile”. Una condizione che, negli ultimi anni, ha portato  le donne dei paesi islamici a prendere coscienza della propria situazione e ad avere un ruolo attivo nella pretesa dei propri diritti, proteste che spesso portano alla morte e alla carcerazione delle attiviste impegnate; voci che ancora non riescono a sradicare idee fortemente diffuse. Qualcosa si sta muovendo in alcuni paesi; forse le donne islamiche, un giorno, riusciranno ad ottenere ciò per cui stanno lottando, riusciranno a camminare a testa alta senza dover nascondere il proprio corpo e la propria identità.

Beatrice Taurino