I soliti Idioti, successo new generation

Nov 28th, 2011 | Category: Spettacolo

E’ uscito il 4 novembre nelle sale, e ancora se ne parla.

Concita De Gregorio dalle pagine di Repubblica ha raccontato la «cronaca di un fallimento» quello di chi ha tentato di capire ma non ce l’ha fatta. Conclusione? «Alla fine resta un senso di sgomento e di sconfitta, una specie di incredulità»: difficile rassegnarsi al fatto che le nuove generazioni ridano alla comicità sboccata e demenziale de I Soliti Idioti.

Dalla Gregorio in poi è stato un proliferare di inchiostro sull’imbarazzo suscitato dal film sull’editorialista di turno.

Ecco, quando avremo finito di chiederci indignati il perché del successo de I Soliti Idioti, allora potremo porci la domanda opposta: ma perché in Italia un film come I Soliti Idioti non dovrebbe essere un successo? Persino indipendentemente dalla sceneggiatura.

Non mi riferisco solo alla condivisione virale degli sketch nei social network. Mi spiego meglio: era ovvio che la pellicola avrebbe sbancato il botteghino, visto che Ruggero e Gianluca, grazie al web, sono ormai entrati nell’immaginario comune dei ragazzi.

Ragazzi e ragazze, di qualsiasi età: dal quindicenne al venticinquenne; dal liceale allo studente universitario. Basta ascoltarli alla fermata dell’autobus, mentre ridacchiano rinfacciandosi di avere i bruchi nel cervello e, al ritmo di « dai, cazzo» vari, di non stare mica lì a pettinare i Mini Pony.

«Che paese è questo, che paese è?» si chiede Ruggero in una scena, quella dell’ambulanza vista nel trailer, che da sola esemplifica cosa è diventata l’Italia: un posto in cui la mentalità da furbetto prepotente risulta vincente.

E’ da quasi vent’anni che i ragazzi assistono impotenti allo spettacolo di una politica omofoba, razzista, sboccata e rozza. Sono cresciuti ascoltando le esternazioni di membri del governo che dichiaravano di pulirsi il culo con il tricolore.

Non solo. Di cosa hanno parlato le cronache politiche negli ultimi mesi? Di ragazze discinte che elargivano favori sessuali a suon di bunga bunga; di igieniste dentali promosse a consigliere regionale per meriti tutt’altro che professionali.

Davvero allora è così difficile accettare che Ruggero e Gianluca piacciano tanto? Davvero? Anche senza scomodare la categoria della satira, in questo caso di costume, è chiaro che questa comicità, che faccia ridere o meno, è agrodolce; fastidiosa.

Ne I Soliti Idioti ci sono due generazioni, private entrambe della loro umanità: il padre è un concentrato di quanto ha prodotto la cultura berlusconiana dell’ostentazione del vizio; il figlio un ragazzo che accetta impassibile e rassegnato qualsiasi cosa il primo abbia deciso al suo posto. Proprio come i ragazzi di oggi, i ventenni cresciuti sotto l’ala del berlusconismo, con tutto quel che il termine comporta. In fondo, sono tutti figli di Ruggero.

E i figli di Ruggero non possono chiedersi che paese è questo: loro, questo paese, l’hanno sempre vissuto così. Non ci rimane che riderne.