Il museo dell’innocenza di Orhan Pamuk

Lug 29th, 2013 | Category: Cultura

Un libro che abbia l’ambizione di appartenere alla grande letteratura non può evitare di confrontarsi con i grandi problemi che, da sempre, inquietano l’animo umano. Nella nostra vita è possibile raggiungere la felicità? In che rapporto ci poniamo rispetto alla cultura del passato? E’ possibile cogliere l’essenza del tempo e stabilire quale valore assegnare alla memoria storica? Il libro di Orham Pamuk, grande intellettuale e premio nobel per la letteratura nel 2006, intitolato Il Museo Dell’Innocenza ed edito dalla Einaudi, contiene in una vasta rappresentazione letteraria una serie infinita di spunti per riflettere sui grandi temi della vita umana. Nella prima parte del romanzo, la cui narrazione procede in prima persona e a raccontarne la vicenda è il personaggio principale, il cui nome è Kemal, il lettore  trova descritte  le abitudini dell’alta borghesia Turca, durante gli anni settanta del novecento. Kemal è un ricco e giovane uomo che appartiene ad una della famiglie più influenti e importanti della vita economica della Turchia. Dopo avere frequentato l’università in Europa, ritorna nella sua patria per esercitare la professione di imprenditore in una azienda fondata da suo padre. Kemal è un giovane uomo che, pur vivendo in Turchia, paese nel quale in seguito alla fondazione della repubblica da parte di Ataturk agli inizi del novecento è nata una società laica, ha le abitudini e la mentalità occidentale. Kemal è felicemente fidanzato con Sibel, ricca e affascinante donna Turca, che ha ricevuto una educazione in occidente. Sia Kemal che Sibel sembrano destinati ad avere una vita sentimentale felice e serena, che dovrebbe culminare con il matrimonio. Tuttavia Kemal in un negozio, dove si era recato per acquistare un regalo alla sua fidanzata, incontra una giovane ed avvenente donna, di cui si innamora perdutamente. La donna, da lui conosciuta da bambino, poiché è una sua lontana parente, si chiama Fusun.  Kemal ha una storia d’amore con questa giovane donna, e, in preda al tormento ed al rimorso, la tiene nascosta alla sua fidanzata. Gli incontri segreti fra i due amanti si ripetono fino alla festa del fidanzamento tra Kemal e Sibel. In seguito, Fusum scompare dalla vita di Kemal, il quale inizia a provare una grande e inconsolabile sofferenza interiore, da cui non riesce a liberarsi. Per dimenticare la sua amante, Kemal decide di iniziare la convivenza con Sibel, anche se il suo dolore, provocato dalla assenza di Fusun, lo sospinge verso la disperazione. Nel libro è bellissima l’immagine letteraria di Kemal che nuota nel Bosforo con la faccia riversa nelle profondità delle acque e che, dominato dalla sofferenza, scopre di appartenere allo spazio infinito e vasto che si dischiude negli abissi del mare. Molto frequenti sono i riferimenti alla morte nella narrazione. Infatti la casa paterna di Kemal si trova situata in  un prestigioso quartiere di Istambul  accanto alla moschea, dove ogni giorno vengono celebrati i funerali. Così come nel libro si evoca il sacrificio dell’animale, rito religioso importantissimo per gli islamici, poiché richiama l’episodio biblico del sacrificio di Isacco. Kemal è presentato nel libro come un personaggio che rimane prigioniero di una ossessione, che lo induce a rompere il fidanzamento con Sibel e a ritrovare Fusun, la cui vita è cambiata. Infatti Fusun è sposata con un giovane regista, che coltiva l’ambizione di realizzare dei film di successo. Queste vicende esistenziali raccontate in modo magistrale sono significative poiché rivelano la condizione della donna nella società turca degli anni settanta, nella quale i rapporti prematrimoniali erano considerati riprovevoli e moralmente disdicevoli. Sullo sfondo  della vicenda d’amore di Kemel per Fusun nel romanzo   vi è una pregevole descrizione della strade e delle atmosfere magiche di Istambul, una delle città più belle del mondo che diviene il palcoscenico su cui si consuma il dramma. Per superare la sua sofferenza, Kemal si reca ogni sera per otto anni a casa di Fusun, per poterla soltanto contemplare ed osservare da vicino. In questo periodo decide di impossessarsi di alcuni oggetti della casa, per lasciarli nell’appartamento, nel quale aveva amato con passione Fusun. Questi oggetti, appartenuti a Kusun, sono importanti per Kemal poiché gli sembrano intrisi di memoria ed hanno la capacità di evocare gli attimi felici da lui vissuti con la donna di cui è innamorato. A questo proposito, Pamuk richiama un celebre passo della Fisica di Aristotele, libro nel quale viene tracciata una distinzione tra gli istanti ed il movimento costante e inarrestabile che, alla stregua di una linea infinita, forma il tempo, cosi come è percepito dalla nostra mente riflessiva. Infatti la citazione non è casuale, visto che, per rendere eterno il suo amore verso Fusun, con la quale in un secondo tempo si ricongiungerà prima della tragica conclusione della loro storia d’amore, Kemal creerà  nella casa dove incontrava Fusun un museo, destinato ad accogliere tutti i suoi oggetti e altre cose capaci di evocarne il ricordo. Con questo meraviglioso ed analitico romanzo, Pamuk è riuscito a raccontare una straordinaria storia d’amore, a descrivere la società turca degli anni settanta, segnata durante la guerra fredda dall’aspro conflitto tra nazionalisti e comunisti, e a dimostrare che solo in pochi e brevi istanti possiamo, come creature immerse nel tempo che tutto riduce in polvere e cancella,  conoscere la felicità intesa come il sentimento che ci pone in armonia con il tutto e la vita. Nel libro sono belle e raffinate le pagine nelle quali Kemal visita i principali musei del mondo, come le case dei grandi scrittori, in particolare quella di Proust e Dostoevskij. Proprio visitando un museo, la galleria degli Uffizi a Firenze, Kemal si trova dinanzi al celebre dipinto di Caravaggio, Il Sacrificio di Isacco, e, ricevendone una illuminazione sorprendente, comprende che, grazie ai musei, è possibile liberarci dal senso del tempo e intuire il valore della eternità. Infatti solo le opere del genio, come Leopardi comprese, sono destinate a durare, oltre la povera vita di ciascuno di noi.  Un libro semplicemente memorabile.

 

 

Danilo Ferrante