Il traffico fa male al cuore

Nov 18th, 2014 | Category: Attualità

Che il monossido di carbonio fosse pericoloso lo sapevamo già. Se inalato in quantità considerevoli  si corrono grossi rischi per la salute e può essere addirittura fatale, come testimoniano le morti nel sonno a causa di fuoriscite di monossido dai fornelli (circa 50 casi all’anno nel Regno Unito) per non parlare di quelle dei fumatori incalliti. Quello che ignoravamo è che anche livelli apparentemente innocui della sostanza, come quelli contenuti nel traffico cittadino, possono essere pericolosi per il cuore, fino a distruggerne i meccanismi fisiologici che gli danno il ritmo.

La scoperta è dei ricercatori dell’ Università inglese di Leeds che hanno visto come la sostanza influenzi negativamente il ciclo cardiaco e il modo in cui il cuore si “resetta” a ogni battito, anche in piccole quantità. Lo studio, pubblicato sull’ “American journal of Respiratory and Critical Care Medicine, fornisce anche notizie rassicuranti: per bloccarne l’effetto è sufficiente assumere un normale farmaco contro l’angina pectoris, dolore al torace provocato dall’insufficiente ossigenazione del muscolo cardiaco.

Secondo la British Heart Foundation questa ricerca pone le basi per ulteriori sviluppi degli studi sugli effetti negativi del traffico (due anni fa venne scoperta una relazione tra aterosclerosi e prossimità a strade ad alta percorrenza).

Trascorrere molte ore nel traffico può quindi avere conseguenze negative importanti. Secondo i ricercatori dell’ Università di Leeds, il monossido di carbonio tiene i canali del sodio, fondamentali  nel controllo dei battiti del cuore, aperti più a lungo. Distruggendo o alterando il funzionamento di queste proteine di membrana, si altera inevitabilmente anche il battito del cuore, provocando fenomeni come l’aritmia, che può essere fatale. Il Professor Chris Peers, attraverso la sperimentazione sui topi, ha scoperto che un farmaco comunemente usato per curare l’angina pectoris è in grado di contrastare questo processo, avvertendo però che per confermare l’efficacia della cura ci vorranno altre sperimentazioni.

“Gli avvelenamenti da monossido di carbonio sono tragicamente frequenti – spiega Helene Wilson della British Heart Foundation – ma il fatto che questi promettendi risultati ottenuti studiando i topi possano essere replicati anche sugli esseri umani ci riempie di speranze sulla possibilità di poter salvare molte vite in futuro”.

 

Laura Olimpia Sani