Il vulcano islandese continua a far paura dopo un mese

Mag 27th, 2010 | Category: Esteri

L’Islanda è un paese lontano, ai
margini dell’Europa, di cui
poco si sente parlare.
Nell’ultimo mese, grazie
all’eruzione del suo vulcano,
dal nome impronunciabile, è
stato il paese che ha condizionato
la vita di migliaia di europei:
la nube di cenere vulcanica
per giorni ha paralizzato i cieli
d’Europa causando problemi a
migliaia di viaggiatori bloccando
moltissimi aeroporti.
Ma quanto frequenti sono o
sono state in passato eruzioni
del genere, che possano riversare
milioni di tonnellate di
polvere e gas, nell’atmosfera?
L’ultima volta accadde 215
anni fa. Certo è che non abbiamo
mezzi per capire se e
quando ci sarà la prossima
eruzione.
Ma è stata solo l’eruzione
islandese a provocare il blocco
del traffico aereo di mezza
Europa? Gli esperti dicono di
no. Quindi, mentre nessuna
teoria scientifica è in grado di
prevedere eventi di questo
genere, molta scienza e molta
tecnologia potrebbero essere
utilizzate per ragionare sulla
gestione di simili emergenze.
Identici effetti possono derivare
da cause molto diverse. Si
discute in queste settimane, per
esempio, degli effetti delle
polveri sui motori degli aerei:
pericolosissime, innocue,
dipende… Niki Lauda (il campione
di formula uno), con uno
dei jet della sua linea aerea, ha
volato per ore senza nessun
problema, sembra invece che
ne abbiano avuti due caccia
F16 della Nato. Poiché nuvole
di polvere possono riempire il
cielo per molte ragioni, vale
chiedersi se una serie di ricerche
approfondite potrebbero
darci un quadro attendibile del
problema e delle procedure da
adottare in questo caso.
Su polveri di vulcano e motori
dei jet è in corso un dibattito tra
gli addetti del settore. Pare che
in queste giornate chiunque
abbia cercato di contattare i
principali costruttori di motori,
abbia avuto solo un “no comment”.
Voli sperimentali sono
stati effettuati dalla compagnie
aeree con dichiarazioni finali
dal tipo “allarme ingiustificato”.
Alcuni analisti tuttavia,
hanno voluto ricordare il 24
giugno del 1982, quando un
Boeing 747 della British
Airways incontrò una nuvola di
polvere emessa dal vulcano
Galunggung, a ovest di Java:
blocco improvviso dei quattro
motori che ripresero a funzionare
improvvisamente, consentendo
un atterraggio di emergenza
a Jakarta.
Dopo tale episodio, l’Icao
(International Civil Aviation
Organization) decise che in
presenza di polveri non si vola.
Ma c’è una densità innocua,
ovvero una soglia? Gli esperti
dell’Icao affermano: “Sono i
costruttori dei motori che
devono dircelo”. Qualcuno
però sta cercando di recuperare
il tempo perduto. L’Autorithy
inglese per il volo civile ha
dichiarato che 0,002 grammi
per metro cubo rappresentano
la concentrazione limite. Altri
esperti si domandano: come si
fa a stabilire quella concentrazione
mentre si è il volo?
Quanto tempo ci mette un
velivolo a passare da una
concentrazione “buona “ a una
“cattiva”? A 11 mila metri ci
sono correnti a getto che viaggiano
a 300/400 km/h, le particelle
di cenere vulcanica più
grandi e “dure” possono effettivamente
danneggiare le pale
delle turbine dei jet. Le correnti
atmosferiche diffondono
rapidamente le ceneri avvolgendo
l’atmosfera dell’intero
pianeta, scatenando effetti
ovunque. Il gas è il motore
delle eruzioni vulcaniche: se ne
sta disciolto nei magmi, si
manifesta quando si apre una
frattura che mette in contatto la
camera magmatica con la
superficie aprendo la strada
all’eruzione. È il gas che porta
in atmosfera le ceneri e solleva
colonne di fumo di decine di
km di altezza. L’Islanda è una
terra primordiale, fatta di lave
raffreddate, coni di scorie e
vaste colate di lava che emergono
costantemente da una
vegetazione, mai pienamente
sviluppata per via del clima:
non ci sono boschi né foreste,
solo alberi bassi e arbusti e
grandi praterie verdissime. In
questa regione le fratture,
enormi spaccature della crosta
terrestre possono raggiungere
la lunghezza, anche di 25 km.
In realtà è diffusa l’opinione
che un’ analisi accurata del
problema potrebbe dare risultati
attendibili e applicabili. Il
vulcano islandese ci ha segnalato
che questa analisi non è
mai stata fatta.
In realtà, tutto questo episodio e
l’incertezza che ne consegue, ci
fa capire quanto l’uomo sia
impotente di fronte ai fenomeni
naturali. La sensazione di
essere ancora impotenti di
fronte ai tempi e alle dimensioni
del pianeta terra e di ciò che
in esso succede. Questo sembra
essere l’unico dato certo.

 

Stefania Vannucci