Le affinità elettive secondo Keira Knightley. “Last Night” di Massy Tadjedin arriva in DVD

Apr 18th, 2011 | Category: Spettacolo

Il DVD di “Last Night”, nuovo di
zecca, mi capita tra le mani un po’
per caso. Guardo la copertina: Keira
Knightley, Sam Worthington e
Guillaume Canet. La presenza di
questo trio mi basta a decidere di
vederlo, anche se a completare il
quartetto è Eva Mendes e nonostante
il tema dell’infedeltà incrociata non
sia proprio una ventata d’aria fresca,
nel ventaglio delle pellicole con cui
mi torturo ultimamente. Si tratta di
uno di quei film destinati, almeno in
Italia, a rimanere un po’ nel limbo
che separa i cinefili appassionati
dagli amanti delle pellicole commerciali.
Riprova ne sia il fatto che, nel
Bel Paese, pur avendo aperto il
Festival del Cinema di Roma lo
scorso ottobre, non ha avuto un
grande successo di pubblico né di
critica.
Trascurabile, per certi versi. Ma
destino vuole che la scelta ricada su
di esso proprio mentre nell’altra
mano stringo “Le affinità elettive”.
Così, l’opera della quasi esordiente
regista Massy Tadjedin si mescola,
nella mia mente, al capolavoro di
Goethe. Paragone ingiusto e persino
un po’ infantile, ne sono consapevole.
Eppure, la sovrapposizione affatto
casuale tra letteratura e cinema gioca
anche scherzi di questo tipo. Il fato
degli otto personaggi (quattro nel
libro, quattro nel film) non è poi
tanto dissimile, del resto: la storia
raccontata da “Last Night” vede una
coppia felice (Knightley e Worthington),
perfetta agli occhi di tutti, d’un
tratto destabilizzata dalle tentazioni
del mondo esterno che piombano tra
di loro nel giro di una notte, le cui
fattezze sono rispettivamente quelle
di Guillaume Canet ed Eva Mendes.
Tentazioni carnali, specie nel secondo
caso. Piene di nostalgia e rimpianti,
più che di vero sentimento, nel
primo. Da un lato la scoperta di
sensazioni nuove, la curiosità nascosta
dietro il corpo proibito di una
donna che non è la propria moglie.
Dall’altro, la tenerezza suscitata dai
ricordi di un vecchio amore, la paura
per ciò che non è stato e che avrebbe
potuto essere. Ma anche la lotta di
dominio della mente sul corpo o
viceversa. Proprio come in “Le
affinità elettive” – almeno nei passi
iniziali del romanzo.
A dirla tutta, di affine (e meno ancora
di elettivo), tra la Mendes e
Worthington c’è ben poco, al di là
dell’oggettiva bellezza di entrambi.
Liberato dalle sue sembianze aliene,
il belloccio di “Avatar” non risulta
troppo credibile nel ruolo del marito
tormentato dai desideri della carne.
La Mendes è certamente più nella
parte, ma d’altronde il suo unico
compito era quello di sedurre, il ché
con il suo corpo voluttuoso le riesce
evidentemente facile. La profondità
dell’intreccio si regge più che altro
sulla coppia Knightley-Canet,
impeccabilmente belli da vedere
insieme. Viene da fare il tifo per loro
e da disprezzare la debolezza degli
altri due, il cui legame non può
evidentemente protrarsi per più di
una nottata. Ma questa è
un’interpretazione del tutto personale:
per fortuna, non c’è traccia di
giudizio nel modo in cui viene
raccontata la storia. Se nelle poche
scene che mostrano insieme la
coppia di sposi tutto si gioca sul non
detto, in quelle con gli amanti essi
osano e dicono, guardano, respirano
l’altro tralasciando il legame matrimoniale
che dovrebbe frenarne gli
impulsi. Sono i perfetti amanti del
nuovo millennio, con tutta la superficialità
che caratterizza i legami
instabili in cui un istante si sostituisce
ad una vita.
Né ottimista né pieno di buoni
sentimenti, ma nemmeno improntato
sulla tragedia come invece accade
nell’universo goethiano, “Last
Night” sarà pure un film “inutile”,
come mi è capitato di leggere in
alcuni blog su internet,ma è pur
sempre una visione piacevole. Sarebbe
stato meglio se fosse stato più
stringato nei dialoghi, più laconico e
più iconico. Eppure, mi è piaciuto
ugualmente.
Lo consiglierei? Sì, se non vi annoiate
con troppa facilità o se state
decidendo di leggere “Le affinità
elettive”.
Oppure se più semplicemente volete
vedere tutto lo charme francese di
Guillaume Canet contenuto in un
unico film. Naturalmente, non potrete
sperare di usarlo come dinamo per
intavolare lunghe discussioni filosofiche
sulla volubilità dell’amore, sui i
valori e il tradimento: se il fine della
regista era suscitare degli interrogativi
sui rapporti di coppia, non si può
dire che l’abbia raggiunto.
Quello, Goethe lo ha