Le famiglie americane meno ricche!

Set 27th, 2010 | Category: Economia

I cittadini degli stati Uniti sanno bene che la crisi c’è stata nel 2009 ed è tutt’ora in corso. Ma è di queste settimane la notizia che dal marzo 2009, la ricchezza delle famiglie americane ha subito un brusco calo del 2,8% nel secondo trimestre dell’anno, invalidando gli sforzi fatti dagli americani per risollevarsi dalla crisi finanziaria ed economica. I dati trimestrali pubblicati dalla Federal Reserve hanno certificato che il valore netto della ricchezza è calato di 1.500 miliardi a 53.500 miliardi di dollari, una cifra inferiore del 19% dal picco di 65.900 miliardi del secondo trimestre 2007, prima dello scoppio della recessione. Anche l’indice S&P (Standard and Poor, che rappresenta l’andamento del mercato azionario) ha perso il 12% nel secondo trimestre. In generale, il valore degli investimenti azionari delle famiglie americane è diminuito di 1.900 miliardi a 14.900 miliardi.

A far “bruciare” o meglio diminuire così tanto la ricchezza, sono stati il calo dei valore degli investimenti in titoli azionari e fondi comuni di investimento, attività finanziarie che da sempre attraggono gli americani molto più degli europei. I mercati azionari, dopo le banche, hanno dovuto digerire la crisi del debito europeo e tra aprile e giugno hanno bruciato tutti i progressi del primo trimestre. Dati alla mano, si può affermare che i cittadini degli Stati Uniti sono diventati tutti più poveri! Gli esperti affermano che probabilmente un impoverimento reale generale c’è, anche se questi indici evidenziano, soprattutto, il calo degli investimenti finanziari. Più che altro si deve temere l’effetto a catena, meno investimenti finanziari, meno denaro da spendere per creare occupazione e ricchezza. Anche se gli indici azionari hanno recuperato terreno nelle ultime settimane, permane una forte incertezza nel settore immobiliare e la disoccupazione resta molto elevata. Sono tutti fattori che condizionano negativamente le aspettative delle famiglie americane che hanno già ridotto la propensione al consumo e aumentato la quota di reddito risparmiata per rimborsare i debiti. L’incertezza economica spinge inoltre gli americani a privilegiare i contanti e gli investimenti in società non finanziarie, due voci che, secondo il rapporto trimestrale della Federal Reserve, rappresentano il 7% delle attività finanziarie redditizie complessive delle famiglie, con i contanti che hanno raggiunto il livello più elevato dal 1963. Il comportamento più frugale e virtuoso delle famiglie americane, tuttavia, non è riuscito a invertire la tendenza generale del paese. Il debito americano è continuato a salire anche nel secondo trimestre (+1,2%) a causa dei massicci finanziamenti a cui sono ricorsi i governi federale, statale e locali per finanziare i loro crescenti deficit. Soprattutto il debito Federale, che nei primi tre mesi dell’anno era cresciuto del 20,5%, nel secondo trimestre è schizzato del 24,4% annuo. Si dovrà ora stare a vedere se il governo statunitense sarà capace di arginare l’effetto a catena.

 

Stefania Vannucci