L’Ue impone l’embargo petrolifero all’Iran

Gen 30th, 2012 | Category: Esteri

L’embargo approvato il 23 gennaio a Bruxelles dai 27 paesi dell’Unione Europea ha come obiettivo quello di contrastare l’avanzata del programma nucleare iraniano. La decisione sul blocco degli scambi petroliferi e sulla sterilizzazione dei rapporti con la Banca centrale di Teheran mirano a rendere difficili, se non impossibili, gli scambi tra i soggetti iraniani e le aziende europee. I paesi dell’Unione avranno tempo fino al primo luglio per rescindere i contratti petroliferi con l’Iran, lo stop sarà invece immediato per i contratti di nuova fornitura.

L’iniziativa europea è stata accettata formalmente durante il Consiglio degli affari esteri di Bruxelles, a cui ha preso parte anche Giulio Terzi, responsabile dei rapporti diplomatici italiani. Il rischio però è che queste nuove sanzioni rappresentino un problema più per alcune economie europee, come ad esempio Italia, Spagna e Grecia, che per lo stesso Iran, in grado di deviare  il flusso di petrolio destinato all’Europa  verso nuovi mercati come l’Asia e l’India. Il provvedimento rischia così di non gravare troppo su Teheran, dato che l’Europa riceve solo il 18% della produzione, mentre il 59% è diretto a paesi come la Cina, la Corea del Sud e l’India.

L’ex ministro dell’Intelligence iraniano, Ali Fallahian, ha prospettato un’azione in contropiede dell’Iran che potrebbe chiudere preventivamente i rapporti con l’Eurozona prima che questa trovi altri canali per soddisfare il suo fabbisogno interno di petrolio, con relative ricadute sui prezzi del petrolio e sui costi che graveranno sulle aziende già colpite dalla crisi. Tuttavia alcuni paesi, tra i quali l’Arabia Saudita, primo produttore al mondo dell’oro nero, hanno dichiarato di essere pronti ad incrementare nell’immediato la loro produzione, in modo da coprire il vuoto creato dalle sanzioni.

La decisione europea ha trovato subito risposta nelle parole del vicepresidente della Commissione Esteri e Sicurezza Nazionale del Parlamento di Teheran che ribadisce la minaccia avanzata già qualche settimana fa: “Se vi saranno problemi nella vendita del petrolio iraniano, lo Stretto di Hormuz verrà senz’altro chiuso”. Intanto anche la Russia si schiera contro l’embargo, sottolineando come le sanzioni unilaterali non siano di aiuto e non sortiscano nessun effetto reale che non sia quello di portare avanti una guerra psicologica,  “Inviteremo tutti ad astenersi da iniziative dure e cercheremo di far riprendere i negoziati”, ha inoltre assicurato il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov. Di parere opposto è il presidente americano Barak Obama: “Gli Usa sostengono le iniziative approvate oggi dai nostri partner dell’Unione Europea per imporre ulteriori sanzioni all’Iran, in risposta al continuo rifiuto del regime di adempiere ai suoi obblighi internazionali sul suo programma nucleare”. Anche Israele sostiene l’embargo europeo, definendolo “un passo nella giusta direzione”.

La vera incognita rimane la posizione della Cina, che potrebbe schierarsi a sostegno dell’embargo o se beneficerà in sordina dei prezzi più bassi per aumentare il divario con l’Occidente, rendendo così sostanzialmente vane le sanzioni e allargando la propria economia. Per ora le difficoltà maggiori relative all’inasprimento delle sanzioni le dovranno affrontare le economie più instabili e in crisi dell’Eurozona: Italia, Spagna e Grecia.

Irene Masala