Più risparmiatori e consumatori

Set 20th, 2010 | Category: Economia

A due anni dal crack Lehman-Brother, il calo della propensione al risparmio è ormai un dato ufficiale.  Si può dire che l’inverno della crisi abbia estinto le ultime cicale, complicando non poco la vita anche di chi è operoso come le formiche.  Gli ultimi dati statistici rivelano un cambio di rotta del risparmio mondiale: nell’Europa unita inizia a decrescere la quota che viene destinata dalle famiglie o dai singoli risparmiatori al “gruzzolo da mettere da parte”, dopo un 2009 dedicato al salvadanaio. Il fenomeno opposto si verifica negli Stati Uniti, dove i grandi consumatori diventano, loro malgrado, risparmiatori.

I dati del primo trimestre 2010 che provengono dall’ Eurostat rilevano che il tasso di risparmio aggregato dei sedici paesi dell’Eurozona, in percentuale al reddito disponibile lordo, è sceso dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti a quota 14,6%, lo stesso livello di fine 2008. Questa è una nuova tendenza rispetto al 2009, quando il tasso di risparmio aveva sfiorato il 16% del reddito disponibile nel secondo trimestre, un livello mai raggiunto negli ultimi dieci anni.

La sintesi dei dati in base alle variabili, considerate dall’Istituto di statistica europeo, in realtà ha molte sfaccettature. Mentre l’Italia è perfettamente in linea con la tendenza europea, francesi e tedeschi sono i più parsimoniosi. Chi risparmia di più è a sorpresa il popolo spagnolo, che mette da parte oltre il 18% del loro reddito. La propensione al risparmio degli spagnoli, sembra essere una tendenza obbligata per abbattere l’alto indebitamento, che supera il 120 per cento della disponibilità economica.

L’economia tedesca, grazie al trend positivo, mantiene la sua propensione al risparmio. Qui dal primo trimestre 2009 il tasso resta stabile al 17,3%, il livello massimo degli ultimi dieci anni. La somma destinata al risparmio, secondo le statistiche, serve nella maggioranza dei casi per far fronte agli imprevisti e per finanziare gli anni della vecchiaia. Infatti l’ultima Finanziaria 2010 impone una riduzione dei contributi pensionistici. La lettura del dato tedesco è di Christoph Deutschmann, professore di sociologia dell’Università di Tubinga e studioso dell’evoluzione della classe media: “ La disoccupazione sta scendendo ai livelli minimi dai tempi della riunificazione e il sistema di welfare ha sostenuto il reddito, agendo come una sorta di stabilizzatore automatico. La crisi non è stata percepita più di tanto nella vita di tutti i giorni”.

Per ciò che riguarda l’Italia nei primi tre mesi di questo anno la propensione al risparmio delle famiglie ha raggiunto il 13,4%, ben al di sotto della media europea. Un calo di 0,6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,6 punti rispetto allo stesso periodo del 2009. In aumento, invece, l’indebitamento, che si è attestato al 63,1% del reddito disponibile nel primo trimestre. Dati accompagnati da una flessione del potere di acquisto di mezzo punto rispetto al trimestre precedente e del 2,6% rispetto a un anno prima. Il passivo resta però ben al di sotto di quello degli altri paesi dell’area euro. “Non siamo più formiche”, chiarisce Chiara Fornasari, economista e ricercatrice presso vari istituti di studi economici  “perché non possiamo più permettercelo. In futuro, ci attendiamo un ulteriore calo della propensione al risparmio: questo perché stiamo uscendo dal tunnel, ma dobbiamo ancora fare i conti con le ferite che la crisi ci ha lasciato. Poi, man mano che procederemo sulla via della ripresa, potrà esserci un ritorno al risparmio. Il ruolo delle banche sarà fondamentale per comprendere le nuove esigenze delle famiglie”.

Se i tedeschi sono per natura risparmiatori, negli Stati Uniti si assiste una mutazione delle abitudini. Dalla fine del 2008 le cicale non esistono più, il tasso di risparmio personale come rilevato dall’ultimo dato di luglio, ha raggiunto quota 5,9%. Un dato ben lontano dagli anni del boom dei consumi di cinque anni fa, quando gli americani destinavano al risparmio meno dell’1% del loro reddito. “I consumatori non hanno scelta. La priorità delle famiglie – sottolinea Heidi Shierholz, ricercatrice dell’Economic Policy Institute – è oggi quella di tenersi stretto il posto di lavoro e l’unico traguardo è la riduzione del debito. È una sorta di aggiustamento fisiologico dopo l’eccessivo indebitamento degli anni passati, ma anche un cambiamento del Dna degli americani”. E una constatazione che diventa sempre più reale: “Non saranno più i consumi il motore della ripresa Usa”.
Nei prossimi mesi l’indebitamento delle famiglie statunitensi, sarà tenuto sotto controllo. Vista la propensione attuale al risparmio, che una volta era solo europea e adesso sta diventando anche statunitense. Infatti negli Usa il dato sembra aver invertito la rotta, anche se si mantiene ancora sopra il 150% del reddito. Nella UE solo nell’ultimo trimestre il trend è in discesa. Il ministro dell’economia Giulio Tremonti, rimarca che l’allarme resta ed ha proposto di contemplare il debito privato tra i parametri del Patto di Stabilità. Su questo, però, i partner europei restano ancora divisi. Il dato di fatto è che i consumi, motore dell’economia mondiale sono in calo e il risparmio sarà il l’indicatore “sotto il controllo” di tutti gli istituti di ricerca.

 

Stefania Vannucci