Prostituzione: legittimare o nascondere?

Gen 20th, 2015 | Category: Attualità

Un quartiere a luci rosse per regolamentare la prostituzione. Questa l’idea di molti secondo i quali sono necessarie misure di regolamentazione capillari su tutto il territorio cittadino al fine di togliere le prostitute dalla strada colpendo lo sfruttamento e la criminalità organizzata che fa del mestiere più antico del mondo uno dei business più remunerativi.
Come riportato all’interno di un dossier pubblicato da Libera, l’associazione che da anni ormai ribadisce il proprio impegno sul fronte della lotta alla Mafia, il traffico della prostituzione in Italia ha come protagoniste soprattutto le così dette “nuove mafie”: dei gruppi criminali stranieri che approfittando del difficile contesto economico e politico venutosi a creare in Europa dopo la caduta del muro di Berlino hanno fatto il loro ingresso in Italia. Queste in collaborazione con le famiglie malavitose del Bel Paese hanno dato vita a una fitta rete di spaccio e sfruttamento delle donne che ogni anno frutta milioni di utili per le casse delle organizzazioni criminali.
Tra i diversi gruppi figura la Mafia albanese, che in questi anni per i suoi presunti legami con l’ndrangheta è tornata più volte a far parlare di sé. Si tratta di nuclei con una struttura orizzontale, formati da persone provenienti dalla stessa città, dallo stesso quartiere e spesso addirittura dalla stessa famiglia, tra i quali è riconoscibile soltanto il capo.
I criminali albanesi insieme ai rumeni sono ad oggi i principali gestori del mercato della prostituzione in Italia. Le vittime sono donne albanesi e di altre nazionalità, prevalentemente provenienti dall’Est europeo, per lo più molto giovani, introdotte illegalmente nel nostro Paese e spinte sul marciapiede. Tra gli altri, figurano poi i gruppi nigeriani, caratterizzati però da diverse frammentazioni etnico-tribali costituite da poche famiglie hanno il proprio viviaio di ragazze in Nigeria. Queste donne attirate con inganno e false promesse in Italia vengono ridotte in schiavitù mediante riti magico-religiosi detti juju o woodoo. Lo sfruttamento è gestito da donne solitamente più anziane delle madame o maman che esercitano sulle malcapitate forti vessazioni sia fisiche che psicologiche. Più che accertari i collegamenti tra questo gruppo malavitoso nigeriano e la camorra campana, con epicentro a Caserta.
I motivi alla base del rapporto affaristico tra i due mondi criminali sono semplici e molto più concreti di quanto si pensi. Infatti i clan nigeriani sono costretti a pagare una sorta di canone di locazione, per il territorio della camorra sul quale le ragazze esercitano la prostituzione.
Una mera questione di affitto insomma. Ovviamente le vittime di questo ricco giro di affari sono le donne, le quali spesso prive di documenti vengono ridotte in maniera umiliante ad esecitare le proprie prestazioni per le strade spesso molto trafficate sotto gli occhi di adulti e bambini. La situazione ad oggi è nettamente fuori controllo e lo Stato italiano tutto fa tranne che disciplinare legislativamente questo fenomeno.
I bordelli in Italia sono sempre esistiti e tollerati fino al 1958, anno in cui venne approvata la legge n.75 conosciuta come Legge Merlin con la quale si sancì il reato di sfruttamento della prostituzione e si ordinò la chiusura delle case chiuse equiparando il favoreggiamento allo sfruttamento. Il fatto che da quel momento in poi le strade delle città si cominciassero a riempire di donne e transessuali sembrò non interessare ne il governo dell’epoca ne tantomeno quelli successivi, lasciando in “nero” un settore ad oggi ostaggio della criminalità. E’ proprio questa situazione di stallo e indifferenza che spinge molti a prendere esempio dall’Olanda.
Infatti, in questo contesto è proprio il caso di appellarsi al detto “ Paese che vai usanza che trovi”. In Olanda la prostituzione è legale dal 1830. Nel 2000 sono state adottate delle misure burocratiche al fine di migliorare e normalizzare i lavori delle lavoratrici del sesso, conferendo agli enti municipali il compito di regolamentarne e organizzarne l’attività.
Ad oggi infatti prostitute e gigolò sono stati comparati dalla legge olandese ai liberi professionisti e agli impiegati e come questi pagano le tasse.
Quello che lascia basiti è la semplicità della burocrazia olandese circa la regolamentazione di questa materia. Per svolgere la professione di lavoratrice del sesso o lucciola in vetrina come si è soliti chiamare le ragazze che ad Amsterdam danno sfoggio delle proprie nudità, possono recarsi presso il Municipio ed ottenere una licenza, la quale certificherà il soddisfacimento dei requisiti legali per lo svolgimento della professione.
In questo modod le prostitute pagano una percentuale di tasse sulle loro prestazioni e in cambio ricevono una doverosa e dignitosa assistenza sanitaria.
E’ questo che rende il sistema olandese un modello concreto da imitare per gli altri Paesi europei, incentrato sulla protezione di chi sceglie di praticare questo mestiere, sottraendo il mercato del sesso alla malavita e permettendo allo Stato di guadagnarci in economia e civiltà.

 

Laura Olimpia Sani