Rogo del Corano negli Usa: morti e feriti in Afghanistan

Apr 11th, 2011 | Category: Esteri

Dopo il rogo del Corano avvenuto il
passato 20 marzo in una chiesa
americana, sette impiegati dell’ONU,
di cui tre inviati in missione in Asia e
quattro guardie di sicurezza, sono
morti durante la protesta a Mazar-i-
Sharif. Tra le vittime ci sono anche
cinque manifestanti, venti invece i
feriti. Si tratta del peggior attacco
subito dall’ONU in Afghanistan dal
2001. Secondo il portavoce della
polizia del paese asiatico, Lal
Mohammed Ahmadzai, la manifestazione
era stata pacifica fin quando
un piccolo gruppo ha iniziato a
scagliare pietre e ha cercato di entrare
nella sede dell’ONU, che è stata poco
dopo incendiata. Succe
ssivamente le forze di sicurezza
afghane hanno preso il controllo della
zona e hanno aperto un’indagine
sull’accaduto, dopo aver arrestato
vari manifestanti. Secondo fonti
investigative del Ministero degli
Interni sembra che gli assassini dei
funzionari ONU siano talebani che
abbiano formalmente lasciato le
armi, anche se gli insorti hanno
negato ogni appartenenza a questi.
L’episodio che ha fatto scatenare la
protesta risale al mese scorso, quando
il pastore Wayne Sapp ha bruciato
una copia del Corano nella sua chiesa
in Florida; durante il rogo era
presente anche Terry Jones, che
aveva già minacciato di bruciare il
testo sacro islamico. Prima delle
aggressioni alla sede dell’ONU, 200
persone circa avevano manifestato
pacificamente vicino all’ambasciata
statunitense di Kabul, non solo per il
rogo del Corano, ma anche contro lo
stanziamento nel paese di basi americane
permanenti. Durante la protesta
Kabul è stata bruciata la bandiera
americana, mentre a Jalalabad, una
delle principali città afghane, varie
centinaia di esaltati hanno gridato
“Morte all’America”, “Morte ai
giudei”, “Morte ai cristiani”, trasformando
la manifestazione in tutt’altro
che pacifica.
La protesta si è infatti estesa anche ad
est del paese, provocando altre due
vittime e una trentina di feriti a
Kandahar, dove i manifestanti hanno
messo fuoco ad un casotto della
polizia stradale.
Il presidente degli Stati Uniti, Barack
Obama, ha affermato che “la profanazione
di qualsiasi testo sacro,
incluso il Corano, è un atto di estrema
intolleranza e fanatismo”, ed ha
aggiunto che “rispondere assalendo e
uccidendo persone innocenti è una
barbaria oltre che un affronto alla
alla dignità umana. Nessuna religione
tollera il massacro e la decapitazione
degli innocenti e non esiste giustificazione
ad un tale atto disonorevole e
vergognoso.”
Il generale David Petraeus, capo della
missione Usa contro i Talebani, ha
deplorato il gesto come “odioso, del
tutto irrispettoso e dimostrazione di
enorme intolleranza”.
Il pastore americano Terry Jones ha
detto che responsabili per le morti
sono l’Islam e i suoi seguaci, non chi
ha bruciato il Corano. Una risposta
indiretta gli arriva dal capo ONU in
Afghanistan, Staffan de Mistura,
secondo il quale “la libertà di parola
non significa libertà di offendere
cultura, religione o tradizioni” di
altri. Chi ha assalito l’edificio ONU
era furioso per la questione del
Corano, non per ragioni politiche”.