Storico annuncio di Eta: “Abbandoniamo la lotta armata per aprire un nuovo percorso di dialogo”

Nov 21st, 2011 | Category: Esteri

L’annuncio, giunto il 20 ottobre scorso, è di quelli che scrivono un’importante pagina di storia: Eta, l’organizzazione indipendentista basca, ha deciso di abbandonare definitivamente la lotta armata e di appoggiare pienamente il processo di pacificazione della regione proposto dalla sinistra abertzale, al fine di ottenere con mezzi democratici l’indipendenza dei Paesi Baschi. La notizia, accolta con gioia in tutto il mondo ma soprattutto in Spagna, è stata lanciata tramite un comunicato pubblicato sul sito del giornale indipendentista Gara.

L’organizzazione, il cui nome Euskadi Ta Askatasuna significa letteralmente “Paese basco e libertà,” ha annunciato “la cessazione definitiva della sua azione armata”, lanciando un appello ad aprire un dialogo diretto con i governi di Spagna e Francia.

Nei suoi 43 anni di storia Eta ha condotto azioni violente e numerosi attentati, nei quali hanno perso la vita, secondo i dati del Ministero degli Interni spagnolo, 829 persone: tutto questo ha portato nel 2001 alla decisione di inserire l’organizzazione basca nella lista dei gruppi terroristici dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. Da allora, in un tira e molla fatto di tregue annunciate e nuovi attentati, arresti e timide riprese della trattativa, Eta ha cominciato a risentire di un certo isolamento politico e di un sensibile indebolimento causato, oltre che dai numerosi arresti di suoi membri, anche dalla perdita del sostegno della popolazione basca che, ormai stanca del susseguirsi di attentati sanguinosi e repressione, ha cominciato a premere per l’avvio di un processo reale di pacificazione.

L’annuncio, da tutti tanto atteso, della scelta di perseguire unicamente una strada di lotta democratica è giunto tre giorni dopo la conferenza di pace di San Sebastian, durante la quale è stato chiesto ufficialmente all’organizzazione di abbandonare le armi. All’incontro erano presenti molti esponenti internazionali, tra i quali l’ex segretario dell’Onu e Premio Nobel per la pace Kofi Annan, i tre artefici della pace in Ulster (l’ex premier di Dublino Bertie Ahern, l’ex “braccio politico” dell’indipendentismo nord-irlandese Gerry Adams e l’ex capo di gabinetto di Londra Jonathan Powell), insieme a tutti i partiti e sindacati baschi che hanno, chi più chi meno, relazioni con l’Eta.

La scelta di abbandonare le armi non significa però che l’organizzazione abbia deciso di rinunciare al proprio obiettivo, l’indipendenza dei Paesi Baschi: lo hanno ribadito molto chiaramente alcuni suoi membri in una lunga intervista al giornale Gara alcuni giorni dopo l’annuncio della pace.

“Occorre trovare un accordo che porti a una soluzione del conflitto politico, che ponga le basi democratiche. Questo è il primo obiettivo del processo: il riconoscimento di Euskal Herria e del suo diritto di decidere”. È questo l’approccio, molto determinato, con il quale Eta si affaccia sulla scena politica democratica, alla ricerca di una soluzione del conflitto che, riconoscono gli stessi membri della banda, non sarebbe mai potuta arrivare se si fosse proseguito sulla strada della violenza. Il negoziato che Eta intende aprire con i governi di Spagna e Francia vede al centro tre temi principali: il ritorno nei Paesi Baschi di tutti i carcerati e gli esiliati politici baschi, la consegna delle armi di Eta e la smilitarizzazione della regione. I membri dell’organizzazione si definiscono pronti a scendere a compromessi ma non a rinunciare alla creazione di uno Stato indipendente basco “che sia al servizio della popolazione e garantisca la giustizia sociale”.

La strada verso la pacificazione definitiva è comunque ancora molto lunga, anche a causa delle diverse posizioni presenti all’interno dei partiti della sinistra abertzale.

Nel frattempo però l’annuncio è stato accolto con gioia e commozione in tutta la Spagna, che si appresta a tornare alle urne il 20 novembre per le elezioni politiche: il premier uscente José Luis Zapatero, visibilmente emozionato, ha detto: “La nostra, d’ora in poi, sarà una democrazia senza terrorismo, ma non senza memoria” ed ha sottolineato come in questi giorni importanti vadano ricordate tutte le vittime colpite dalla violenza dei separatisti. Tra i partiti, in piena campagna elettorale, si tende ad attribuirsi i meriti del successo, dovuto, secondo loro alle ripetute pressioni politiche avanzate da tempo verso il gruppo basco.

Ciò che però veramente conta per le sorti della Spagna e dei Paesi Baschi non è il merito rivendicato da qualche partito, probabilmente a fini elettorali: molto più importante è aver assistito alla vittoria non di un partito, ma della politica e della dialettica democratica, scelta finalmente come strada unica e maestra anche da un gruppo la cui violenza ha da sempre macchiato la legittimità delle sue rivendicazioni.

Con il comunicato al giornale Gara, Eta ha voluto mostrare “il suo impegno chiaro, fermo e definitivo” per l’apertura di un processo di dialogo politico democratico. Come questo impegno verrà accolto dal governo spagnolo è ancora da vedere: Zapatero ha sempre negato la sua disponibilità ad un dialogo con i terroristi, e molto dipenderà dal nuovo premier che uscirà vittorioso dalle elezioni. Per ora quel che è certo è la gioia di un Paese intero per la buona notizia, la speranza per l’apertura di un nuovo percorso politico e la possibilità di chiudere definitivamente con  una pagina buia della recente storia spagnola. Dal canto loro i cittadini dei Paesi Baschi accolgono la notizia con gioia, ma con riserva: “E’ troppo presto per festeggiare” ha detto in un’intervista un ragazzo di San Sebastian, “per ora ci accontentiamo di provare un certo sollievo”.