Tra il viaggio e l’immobilità nel “Novecento” di Baricco

Ott 22nd, 2012 | Category: Cultura

<<Baricco non lo sopporto proprio! “Castelli di rabbia”! Già solo il titolo mi faceva accapponare la pelle. Apro il libro, leggo la prima frase e mi sono trattenuto dal lanciarlo solo perché ero in una libreria! Troppo lezioso.>>, diceva Daniele Luttazzi, intervistato nel 2004 sulla rivista letteraria Orizzonti da Gianluca Mercadante. Non è l’unico caso in cui uno dei più noti esponenti della narrativa italiana contemporanea, viene disapprovato. La critica è stata spesso severa sulla produzione letteraria dello Scrittore. Alessandro Baricco nasce a Torino il 25 Gennaio del 1958. Fin da subito le sue passioni per la musica e per la letteratura, stimolano la sua attività di stravagante narratore e saggista.  Da buon critico musicale  esordisce inizialmente con un libro dedicato ad un autore seppur non fosse nelle sue corde: Rossin. Nel 1991 prende vita il primo lavoro, il primo frutto della sua vena narrativa: “Castelli di Rabbia”. Amato o odiato, accusato  o difeso a spada tratta come uno dei pochi esempi di intellettuale eclettico e coerente (malgrado la sua fama, ha sempre rifiutato comparsate televisive di vario ordine), il suo personaggio e il suo operare non lasciano mai indifferenti. Dopo la pubblicazione di “Oceano mare”, capolavoro di grande successo, la sua ultima fatica è rappresentata dal breve “City” per la cui promozione lo scrittore ha scelto il sito Internet appositamente creato: www.abcity.it. Per quanto riguarda il suo rapporto con il computer e la Rete, ha affermato: ” La filosofia del link mi affascina, lo amo di per sé, come la filosofia del viaggio e dello scarto. Lo scrittore, però, viaggia fra i limiti della sua testa, e per la lettura la cosa affascinante è ancora sempre seguire il viaggio di uno. Credo che, di fatto, poi Conrad facesse questo: apriva delle finestre, entrava, si spostava. Flaubert faceva questo. Ma è egli stesso che ti detta il viaggio e tu segui. Quella libertà di vedere un testo e viaggiarci come tu vuoi mi sembra una libertà che non trovo così affascinante. Trovo più affascinante seguire un uomo che non ho mai conosciuto nel viaggio che ha intrapreso notando aspetti che lui stesso avrà notato o meno. Ripercorrere le sue orme, questa credo che sia la cosa affascinante della lettura”. 1994, Milano, con la casa editrice Feltrinelli esce uno dei più grandi lavori di Baricco: “Novecento”, un monologo che, secondo l’autore stesso, può essere considerato come una via di mezzo fra  “una vera messa in scena e un racconto da leggere ad alta voce”. Molti conosceranno il film “La leggenda del pianista sull’oceano”, di Giuseppe Tornatore; uscito nel 1998, che ottenne un immediato successo, ma forse non tutti sanno che quella bella storia che ci ha incantati è ispirata da un libricino minuscolo, talmente modesto (esteriormente) che quasi sembra non valga la pena d’esser comprato e tanto meno letto, pubblicato. Racchiusa in  64 pagine la storia, raccontata dall’amico suonatore di tromba, sotto forma di monologo, di Danny Boodmann T. D. Lemon Novecento, pianista sul transatlantico Virginian. Abbandonato sulla nave da emigranti, viene allevato da uno dei componenti dell’orchestra. Non è mai sceso a terra e vive solo sul Virginian dove presto diventa un pianista di successo. Novecento  viaggia moltissimo, con la fantasia, carpendo le notizie dai passeggeri che incontra. A 32 anni decide di scendere a terra, ma quando è sul punto di farlo ci ripensa e corre a rifugiarsi nuovamente nell’antro della nave. Il libro ha uno stile semplice che, però, racchiude in sé una quantità di emozioni complesse. Baricco ha il potere della parola che incanta e incuriosisce. Lo stile è un po’ fiabesco e a tratti inafferrabile. Questo romanzo parla della difficoltà e dell’importanza di scegliere. Del fatto che dipende solo da noi decidere se viaggiare o meno, restare immobili o cercare di crescere, stare saldi nel nostro quotidiano o salire su una nave che porta lontano.

Un’ora o poco più di lettura, ma sicuramente un’ora ben spesa e piena di magia.

Chiara Iacovitti