Tra luci e ombre il Beverage pensa a nuove soluzioni

Mag 31st, 2020 | Category: Economia

Da quando l’emergenza Covid-19 ci ha costretti più o meno tutti a casa, si è parlato moltissimo del crescente ruolo– anche psicologico e sociale – del cibo nell’affrontare la “segregazione”. Ma che dire del Beverage? Per noi italiani, mangiar bene significa anche abbinare con maestria a un piatto ben presentato, cucinato con cura a partire da ingredienti di qualità, anche un bicchiere di buon vino.

E, in effetti, questa passione per il bere bene con moderazione si riflette nell’andamento delle vendite, come confermano le rilevazioni di Nielsen. Nel periodo che copre dall’inizio dell’epidemia (17 febbraio) a una prima riduzione delle misure (3 maggio), le vendite nella distribuzione organizzata per il comparto alcolici hanno visto aumenti a doppia cifra per tutte le principali merceologie: vino (+11,0%), birre alcoliche (+12,8%) e aperitivi alcolici (+14,4%). E se il bicchiere di buon vino è il complemento di un buon pasto, un caffè come si deve è la sua degna conclusione: ecco quindi un incremento a doppia cifra anche per il caffè macinato (+17,3%).

Tuttavia, occorre essere cauti nel tradurre i numeri di vendita positivi in dati finanziari. Secondo i calcoli di Mediobanca, nel primo trimestre 2020 nel comparto Beverage i margini netti sono rimasti solo lievemente positivi (+0,4%), ma questo nonostante quelli lordi siano calati del 10,1%: un dato che conferma la capacità del settore di creare valore aggiunto. Quanto all’export, il Nomisma Wine Monitor segnala che i vini italiani sono protagonisti in positivo nei primi due mesi del 2020 ma in ritirata a marzo, con alcuni mercati che bilanciano le perdite di altri: gli USA hanno fatto scorta in vista di possibili dazi (+16,8%) compensando ampiamente il calo in Cina (-13,3%).

La soluzione può essere quindi puntare ancora di più sulla qualità e la proposizione di valore? Spiega per esempio Robertino La Monaca, presidente di Novaripa: “Negli ultimi anni siamo stati molto attenti ai processi di vinificazione, come conferma la certificazione BRC/IFS. Con un occhio attento al mercato globale, questo ci ha permesso di produrre vini sempre più al passo con i tempi, come un Pinot grigio ramato molto apprezzato dai giovani consumatori oppure un Viognier Abruzzese che è una rarità. Il consumatore è anche sempre più attento verso al bio e km zero: già produciamo vini biologici, ma soprattutto attuiamo già da diversi anni una politica agronomica sostenibile, con il controllo dei vigneti, perché a sostenibilità parte dalla campagna”.

Per il vino i consumi domestici rappresentano una quota importante che – anche grazie a questo sprint sulla qualità – durante il confinamento ha valorizzato l’opportunità dell’home delivery,.Tra le altre soluzioni allo studio, oltre a un anticipo della vendemmia, bottiglie personalizzate e lo sviluppo dell’enoturismo nazionale. Più incerta la situazione degli spirits, che dipendono molto di più dal fuoricasa. Consideriamo gli amari, una categoria che sta vivendo un felice revival ed è diventata di tendenza. Secondo dati IRI, negli ultimi quattro anni (2016-2019) le vendite nell’Ho.Re.Ca. sono cresciute del 12,3% a volume e del 16,1% a valore, grazie a un deciso scatto in avanti specie nella ristorazione e dei bar diurni. Ambiti che sono stati fortemente interessati dal lockdown. Una soluzione che si incomincia a intravedere può essere quella degli Amaro Bar virtuali, portali che provano a replicare il successo del delivery enologico.

Una simile questione di dipendenza dal canale Ho.Re.Ca. dovrà essere affrontata anche dalle bevande analcoliche. L’associazione di categoria Assobibe stima che il calo del fatturato potrebbe raggiungere il 30% nel 2020. Un po’ per tutti i comparti del Beverage, insomma, innovazione, creatività nelle soluzioni e ricerca di canali alternativi segneranno probabilmente l’impegno verso un recupero nella seconda metà dell’anno.

 

Maurizio Gallo