“Una via per Ronald Reagan nel centesimo anniversario della sua nascita”

Feb 14th, 2011 | Category: Primo Piano

69515_002.tifUna via o una piazza intitolata a Ronald Reagan, nel centenario della sua nascita. L’iniziativa, portata avanti da tre componenti dell’area politico-culturale liberale che si richiamano sia al Pdl che a Fli (Tocqueville.it, L’Occidentale e Libertiamo.it) è stata presentata a Montecitorio dal deputato del Pdl e storico esponente del liberalismo italiano Antonio Martino e dal parlamentare di Futuro e libertà Benedetto Della Vedova.

Il primo, profondo conoscitore della storia politica degli Stati Uniti, ha collaborato tra il 1980 e il 1981 con la Heritage Foundation, responsabile della stesura del “manuale” politico-economico dell’Amministrazione Reagan. “E’ una giusta iniziativa che raccoglie il mio entusiastico consenso – ha spiegato Martino – perchè Reagan è stato un uomo politico coraggioso, come dimostrano le sue riforme, prima fra tutte quella economica che ha regalato agli Usa 92 mesi ininterrotti di espansione economica. Reagan merita di essere ricordato anche per la sua determinazione in politica estera”.

Reagan, ha sottolineato Della Vedova, “ha dato il via ad una vera e propria rivoluzione di cultura politica e rimane un punto di riferimento per i liberali di tutto il mondo”. E “rivoluzionario”, appunto, è la parola che i promotori dell’iniziativa vorrebbero vedere scritta sotto il nome dell’ex presidente Usa nelle targhe che indicheranno le vie o le piazze a lui dedicate nelle amministrazioni comunali che vorranno raccogliere l’invito di Tocqueville.it, L’Occidentale e Libertiamo.it, che hanno avviato una raccolta di firme online per sollecitare i Comuni ad accogliere la loro richiesta, a partire da Roma, Milano e Napoli.

“La nostra è un’iniziativa non ascrivibile esclusivamente ad alcun partito” – ha dichiarato Umberto Mucci, ideatore del progetto. “Ci rivolgiamo a tutti gli italiani che, al di là degli schieramenti politici, ritengono importante il contributo di Reagan alla vittoria della guerra fredda da parte dell’Occidente libero e della parte dalla quale si è convintamente sempre schierata l’Italia. Si può firmare qui http://www.tocqueville.it/ronaldreagan.aspx “.

Mucci, peraltro membro dell’Italian American Museum di New York, aveva inoltre affermato su Libertiamo.it : “Se negli Stati Uniti Reagan ha giustamente trasceso le appartenenze partitiche, divenendo già da un po’ patrimonio condiviso da tutti gli americani e fonte di ispirazione per gli ultimi Presidenti (e per un bel po’ di Governatori di molti Stati), forse in Italia c’è bisogno di un’operazione come questa per liberare alcuni amici che in passato gli furono oppositori dal demone della fatica che sempre si fa a riconsiderare il proprio passato dopo qualche anno. Ronald Reagan ha dato un contributo essenziale alla vittoria dell’Occidente libero nella guerra fredda contro il comunismo: si può edulcorare, relativizzare, anestetizzare questo concetto, ma la verità sic et simpliciter rimane questa. E noi abbiamo modo di ritenere che ci sia tantissima gente, anche a sinistra – o nella destra estrema, che pure gli fu ostile – che ne è cosciente e anche grata: magari con qualche distinguo, non condividendo al 100% il nostro entusiasmo per “the gipper”, storcendo il naso su qualche componente economica della proposta Reaganiana, ma sapendo che la storia si è incaricata di dare ragione allo Zio Ronnie, e al suo cappello da cowboy che noi tanto amiamo. Esistono solo quattro esempi di strade intitolate a Ronald Reagan, in Europa, e sono tutte e quattro nel Paese dal quale, tra quelli al di là della cortina di ferro, tutto è cominciato: la Polonia. A noi piace pensare che, almeno su questo, l’Italia possa dare un esempio che poi possa essere seguito da altri Paesi che della cortina di ferro stavano al di qua, e che se allora protestarono contro chi spendeva i soldi dei suoi contribuenti a nostra difesa, oggi sono anche in grado di riconoscere i suoi meriti. La nostra iniziativa è apertissima a personalità politiche, amministratori locali e semplici cittadini di qualsiasi appartenenza politica e partitica: e non ci va di fare l’elenco di soggetti molto meno meritori di Reagan, ai quali pure sono dedicate diverse vie italiane. Reagan è uno dei motivi per cui siamo più liberi, e vale per tutti, e noi a tutti ci rivolgiamo”.

 

La vita politica di Reagan è stata una continua ascesa. Prima di essere eletto presidente ha ricoperto la carica di governatore dello Stato della California (il 33°). Il suo stile oratorio persuasivo gli guadagnò la fama di grande comunicatore. Prima di entrare in politica fu un attore cinematografico e fu a capo della Screen Actors Guild. Negli anni ’40 aderì al Partito Democratico, ma passò ai Repubblicani negli anni sessanta. Fu governatore della California per due mandati. Dopo la sconfitta di Barry Goldwater alle presidenziali del 1964, Reagan divenne la figura più importante del movimento conservatore degli Stati Uniti. Nel 1976, Reagan tentò – senza successo – di candidarsi alla presidenza. Nel 1980, il malessere economico nazionale spinse la Convenzione Repubblicana, riunita a Detroit, a candidare Ronald Reagan alla Casa Bianca. Alle presidenziali del 1980 Reagan sconfisse il presidente in carica Jimmy Carter. Sulla spinta del suo successo, in quella stessa tornata elettorale il Partito Repubblicano conquistò il controllo del Senato per la prima volta dopo 26 anni e riuscì a ridurre la maggioranza democratica alla Camera dei Rappresentanti. Da allora, la politica economica e quella estera di Reagan hanno formato la base del movimento conservatore americano. La sua politica economica basata sull’offerta (supply-side economics o anche Reaganomics) fu caratterizzata dal taglio del 25% dell’imposta sul reddito, dalla riduzione dei tassi d’interesse, dall’aumento delle spese militari e anche del deficit e del debito pubblico. Dopo una recessione nel biennio tra il 1981 e il 1982, l’economia statunitense iniziò una rapida ripresa nel 1983. Reagan venne rieletto in maniera trionfale nel 1984, vincendo in 49 stati. In altri argomenti di politica interna, non riuscì a cambiare in maniera significativa le politiche riguardanti l’assistenza pubblica e l’aborto. Spostò comunque a destra l’asse del sistema giudiziario federale, nominando giudici conservatori alla Corte Suprema e alle corti inferiori. Dal punto di vista degli affari internazionali rialzò il livello della sfida tecnologica e militare all’Unione Sovietica. Simbolo della volontà di vincere la contrapposizione con il tradizionale avversario della Guerra Fredda fu la Strategic Defense Initiative (spesso indicata col termine di Guerre Stellari, in riferimento alla celebre saga cinematografica di fantascienza). Nella seconda metà degli anni ottanta, Reagan negoziò con il nuovo segretario generale del PCUS Gorbaciov grandi riduzioni degli armamenti atomici, inaugurando quella che parve essere una nuova era di pace nel mondo. A partire dal 1989, pochi mesi dopo l’insediamento alla Presidenza del successore George H. W. Bush – già vicepresidente con Reagan – l’impero sovietico iniziò a collassare e l’ex presidente fu salutato come un eroe in molti paesi dell’Europa Orientale. Gli Stati Uniti rimasero così l’unica superpotenza mondiale. Ormai è opinione diffusa considerare Reagan uno dei maggiori attori nel causare il collasso dell’Unione Sovietica nel 1991. Il suo approccio contribuì a ristabilire il ruolo primario degli Stati Uniti nel mondo. Rivoluzionò le strategie di marketing politico, proponendosi come uomo nuovo, cittadino tra i cittadini, vicino alla gente. Enfatizzò il suo scetticismo riguardo alla capacità del governo federale di risolvere i problemi, soprattutto economici. La sua soluzione fu di ritirare l’impegno governativo a controllare e pianificare l’economia, riducendo le imposte e le regolamentazioni, per consentire alle forze del libero mercato di autoregolarsi. Durante la cerimonia d’insediamento espresse le sue concezioni economiche con questa formula: “Il governo non è la soluzione del nostro problema, il governo è il problema”. Molto proficua fu la stretta collaborazione con Margaret Thatcher. Dopo aver sofferto per molti anni di Alzheimer, è morto il 5 giugno 2004 a Bel Air (California).